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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Nemmeno il minimo fruscìo tradisce le mosse felpate del gatto selvatico, Felis silvestris, quando sbuca d’improvviso dagli anfratti più remoti del bosco

Nemmeno il minimo fruscìo tradisce le mosse felpate del gatto selvatico, Felis silvestris, quando sbuca d’improvviso dagli anfratti più remoti del bosco. Lì per lì lo prendete per un gatto casalingo. Ma se lo osservate meglio vi accorgete delle differenze: è più grosso del cugino domestico, ha la pelliccia più folta, una coda più massiccia e tronca, anellata di nero. Questo splendido animale è stato perseguitato per secoli senza ragione. Il suo temperamento è così elusivo che in molte zone si è creduto fosse definitivamente scomparso. Anche in Italia poco è mancato che scomparisse, perseguitato com’era da una caccia senza quartiere. Ma da alcuni decenni si hanno prove certe della sua sopravvivenza in varie zone del nostro paese. E lo studio di questo magnifico felino ha messo in luce i segreti della sua vita in natura. Si è scoperto così che dorme parecchie ore del giorno e della notte, spesso nella cavità di un vecchio tronco. Qui si dedica all’amore e all’allevamento dei cuccioli, di solito 3, eccezionalmente anche 4-6. E in questa circostanza l’eremita si trasforma in un tenero partner e in un genitore affettuoso. Per la sua tana sceglie le selve dove la vegetazione più fitta si alterna con radure soleggiate, ma anche gli anfratti rocciosi, le gole ripide e i canaloni dove scorrono acque temporanee. Cosa mangia? La preda classica del gatto è il topo. ma cattura e divora anche arvicole, conigli, lepri, uccelli, rettili, toporagni e persino insetti. Il gatto è un animale tipicamente solitario, come tutti i felini, ad eccezione del leone. Ma la convivenza con l’uomo ha forzato la sua natura solitaria costringendolo a vivere con i suoi simili. Lo dimostrano i branchi di randagi, domestici inselvatichiti, che confluiscono nelle discariche di rifiuti. per ragioni squisitamente alimentari che il gatto, da asociale che era, è diventato un individuo sociale. MARCARE Il Territorio Per adattarsi a una situazione nuova come la città, ha modificato le sue abitudini e la sua organizzazione. Nasce fra questi randagi una vera gerarchia, con un maschio dominante che ha la priorità nell’accesso al cibo e vari maschi subalterni. Una ricerca, condotta dalla studiosa Eugenia Natoli del servizio veterinario di Roma, ha dato interessanti risultati. Quando una femmina è in calore la seguono vari maschi (fino a 11). Lei non fa la difficile e si accoppia con parecchi di loro, compresi i subordinati. Può capitare che nello stesso giorno vi siano più gatte in calore. In questo caso il maschio può scegliere fra 2 strategie. O corteggia la stessa femmina restandole sempre vicino, oppure fa il dongiovanni passando allegramente dall’una all’altra. Il bello è che mentre un maschio si accoppia, gli altri gli saltano addosso e cercano di prendere il suo posto. I gatti che hanno maggiore successo riproduttivo non sono però quelli più aggressivi. Sono invece quelli più bravi a marcare il territorio con l’urina o con le ghiandole odorose per tenere lontani i rivali. Cioè i gatti che ”spruzzano” di più, si accoppiano di più. Ma c’è chi sospetta che durante i 5-6 giorni di estro della femmina vi sia un picco di fertilità che il maschio dominante riconoscerebbe con l’olfatto. Accoppiandosi solo allora, il maschio dominante si garantirebbe la paternità della prole. è dunque in atto sotto i nostri occhi, l’evoluzione opportunistica di un animale che si sta adattando alla vita in città. Isabella Lattes Coifmann