Andrea Pancani Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 22 novembre 2003
Danilo Mainardi , uno dei più famosi etologi italiani, ha sempre unito professione e passione nel tentare di comprendere gli animali
Danilo Mainardi , uno dei più famosi etologi italiani, ha sempre unito professione e passione nel tentare di comprendere gli animali. A lui, che ama definirsi un naturalista, ”La Macchina del Tempo” ha chiesto quali sono le differenze fisiche e comportamentali delle varie razze in cui è stato selezionato il felino più amato dagli italiani. «Oggi esistono almeno 50-60 razze, ma il numero varia a seconda dei registri nazionali ed è difficile dare un numero esatto» spiega Mainardi, «perch, pur essendo il gatto addomesticato da molte migliaia di anni, il differenziamento in razze è cominciato da poco più di un secolo e le caratteristiche distintive sono poche. Nei Paesi più attenti a questa selezione, come in Inghilterra, gli esemplari di razza oscillano dal 2 al 10 per cento del totale». Ma quali sono le razze preponderanti? «Oggi il persiano è il più comune in Italia» prosegue Mainardi, «segue l’angora, sempre a pelo lungo, ma con un muso meno schiacciato. Tra le razze a pelo corto, il siamese, il burmese, i gatti orientali e l’abissino sono certamente i più rappresentativi. Sono gatti molto snelli, molto mobili, con orecchie larghe, il muso molto lungo e pronunciato: caratteristiche che rivelano la provenienza da un clima caldo. Non mancano nemmeno felini con caratteri per così dire più continentali come il russo e l’europeo, che sono visibilmente più tozzi. Ma a queste razze, che sono in genere il risultato di una selezione cominciata sugli esemplari autoctoni di una regione, bisogna aggiungere quelli ottenuti sfruttando mutazioni genetiche naturali come quelle che conferiscono le caratteristiche orecchie piegate allo scottish fold. In questo caso si tratta di una mutazione che ha un risvolto patologico, per cui questi gatti devono continuamente essere accoppiati con gatti con le orecchie normali. Non è quindi una razza pura, in grado di sopravvivere e riprodursi senza l’intervento umano». socievoli, ma non con tutti Se le carattersitiche fisiche sono in fin dei conti relativamente simili, esistono delle evidenti differenze di comportamento? «Certamente» osserva Mainardi, «esistono gatti di carattere più esplorativo e che miagolano molto, come gli orientali e l’abissino. Gli esemplari di queste razze sono in genere più socievoli tra di loro, mentre quelli a pelo lungo come il persiano, il birmano o il norvegese delle foreste tendono invece ad essere più solitari, non gradiscono la vicinanza di altri felini, ma hanno un grande bisogno della presenza umana». è vero che i gatti di razza sono meno cacciatori dei cosiddetti meticci? «L’attitudine alla caccia è una caratteristica che è andata in parte persa con la selezione» ammette Mainardi «ma la si potrebbe recuperare abbastanza facilmente perch c’è poco di genetico e quindi di ereditario in questo comportamento. C’è ovviamente una tendenza innata, ma fondamentale è l ’insegnamento precoce da parte della madre». Il problema sorge piuttosto quando è il padrone a svolgere il ruolo di madre: l’homo sapiens non è mai stato un granchè nel cacciare topi ed uccellini a mani nude. Andrea Pancani