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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Il padre di tutti i gatti domestici è probabilmente il Felis sylvestris lybica, un piccolo felino longilineo, dal pelo corto grigio tigrato, che scorrazzava libero in Nord Africa qualche migliaio di anni fa

Il padre di tutti i gatti domestici è probabilmente il Felis sylvestris lybica, un piccolo felino longilineo, dal pelo corto grigio tigrato, che scorrazzava libero in Nord Africa qualche migliaio di anni fa. La storia del suo addomesticamento è ancora misteriosa, ma una cosa è chiara: se l’uomo ha scelto il cane, è stato il gatto a scegliere l’uomo. L’addomesticamento del gatto è infatti un autoaddomesticamento. Il ritrovamento di ossa di piccoli felini negli insediamenti neolitici dei nostri antenati testimoniano che forse all’inizio lo cacciavano per cibarsene, ma ben presto ne accettarono la compagnia, che si dimostrò molto utile per entrambi. L’uomo assicurava al gatto protezione e sicurezza alimentare, mentre il felino si rivelò estremamente efficace nel tener lontani i roditori dalle riserve alimentari. «La convivenza con l’uomo ha profondamente cambiato il fisico ed il comportamento dell’animale» spiega Maria Cristina Crosta, vicepresidente della Fiaf, Federazione italiana associazioni feline, e medico veterinario presso la clinica Gran Sasso di Milano, «e ha contribuito a conservare mutazioni che in natura si sarebbero perse». Con il passare del tempo, e con lo sviluppo della tecnologia, l’interesse dell’uomo per il gatto si è spostato dalla sua abilità venatoria - tenuta in così grande considerazione che per secoli i gatti vennero murati in fondamenta e solai per tenere a bada i topi - per concentrarsi su tratti estetici come il colore del mantello o la lunghezza della coda e degli arti. SENZA CODA PER COLPA DI UN GENE «Un esempio dell’influenza umana è il gatto dell’isola di Man» spiega Crosta, «senza coda per colpa di un gene mutato. Da un punto di vista evolutivo questo gene non è affatto vantaggioso perché se ereditato da entrambi i genitori, porta alla morte dell’animale. Sarebbe presto scomparso se l’uomo, sempre attratto dalle forme più curiose e rare, non avesse voluto conservarlo». La razza più manipolata è quella persiana, che senza l’uomo non sopravviverebbe per più di una generazione. Del gatto non ha quasi niente: la coda è troppo corta per aiutarlo nell’equilibrio, le zampe tozze, il pelo imgombrante e le orecchie piccole. Non tutta la selezione viene però per nuocere: «Oggi possiamo anche prevedere alcune malattie ereditarie», osserva la dottoressa Crosta, «come il rene policistico, dovuto a un gene che spesso porta alla morte del gatto. Basta un’ecografia al decimo mese di vita per vedere se l’animale è malato. In tal caso sconsigliamo di farlo riprodurre, favorendo la selezione dei gatti sani». Isabella Vergara Caffarelli