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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Occhi vivaci, quasi di fuoco e tanta passione nel parlare del suo lavoro. A ogni passaggio un gesto irruente, come per chiarirti ogni concetto

Occhi vivaci, quasi di fuoco e tanta passione nel parlare del suo lavoro. A ogni passaggio un gesto irruente, come per chiarirti ogni concetto. Nel suo studio al sesto piano dell’Ospedale Civile di Legnano incontriamo Maurizio Petrolati, primario della divisione di Chirurgia plastica e della mano. «La sanguisuga è un animaletto molto carino e assai utile» ci confida Petrolati, guardando alle sue spalle antiche tavole anatomiche, «e non si immagina quanto siano preziose». Dottore, perché impiegate le sanguisughe nella microchirurgia? Noi sfruttiamo la caratteristica principe della sanguisuga, che è quella di produrre sostanze, dette eparinoidi, che evitano il coagulo del sangue. Le sanguisughe favoriscono il microcircolo, cioè la fitta rete di piccoli vasi sanguigni che si estendono nel nostro corpo permettendo gli scambi nutritivi più fini. Questo sistema funziona tramite la liberazione di ossigeno e la regolazione del flusso del sangue nei distretti più periferici. In quali casi ne fate uso? Per esempio quando c’è una stasi venosa, cioè il sangue non ritorna da un’organo o da una parte del corpo. In questo caso la sanguisuga evita il formarsi di trombi. Le usiamo spesso nei reimpianti di arti superiori e inferiori, per esempio di mani, dita, piedi, dove sono delle importanti alleate. Nel 70-80 per cento dei casi si perde un arto non per mancanza di sangue in arrivo, ma per un ritorno insufficiente. Se il sangue venoso si ferma crea un fenomeno di compressione sul microcircolo arterioso e, di conseguenza, si chiude l’arteria interessata. L’applicazione delle sanguisughe favorisce nel giro di pochi giorni la formazione di un nuovo microcircolo, che consente al paziente di recuperare la piena funzionalità degli arti. Un’altra applicazione si ha nel trattamento dei lembi di pelle: anche in questo caso le sanguisughe sono efficaci. Come le utilizzate? Ne applichiamo fino a cinque o sei per due volte al giorno. La durata del trattamento varia da caso a caso, ma in genere dura una settimana. I risultati sono sempre buoni. Se non c’è sangue ossigenato (arterioso) la sanguisuga rifiuta di mangiare. In questi casi viene aggiunto dello zucchero. importante sapere che la vita operativa di una sanguisuga è assai breve: ognuna infatti viene usata soltanto per una applicazione, poi viene eliminata. Prima si immerge nell’alcol, poi viene bruciata. Vi sono effetti collaterali? No, non ne ho mai sentito parlare. Il fatto incredibile è che non si è mai registrato un caso di infezione dovuto all’applicazione di questi animali curativi. Ma c’è di più: intorno alle ferite vi sono molto spesso cicatrici importanti, ma l’applicazione delle sanguisughe non solo non ha mai fatto registrare fenomeni purulenti ma ha migliorato lo stato delle cicatrici stesse. Questo si deve anche al morso della sanguisuga, che ha una forma caratteristica, triangolare con un forellino nella parte centrale. Dottore, come sono questi suoi assistenti? Innanzitutto sono animali molto puliti: in natura si trovano solo in acque non inquinate, limpide. Poi le nostre sono speciali, allevate appositamente per scopi terapeutici, certificate e straniere, visto che le acquistiamo in Inghilterra. Vede, le sanguisughe sono una fantastica dimostrazione che bisogna credere nelle cure che ci dà madre natura, ovviamente interpretandole correttamente. Per me oltre a essere vere e proprie assistenti sono le regine della microchirurgia. Simone De Clementi