Mirella Delfini Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 22 novembre 2003
Un tempo si chiamavano mignatte, e c’era chi le allevava e ci guadagnava parecchio. Poi il progresso ha chiuso questa curiosa attività, che rendeva molto denaro ai medici, o meglio ai cerusici di allora
Un tempo si chiamavano mignatte, e c’era chi le allevava e ci guadagnava parecchio. Poi il progresso ha chiuso questa curiosa attività, che rendeva molto denaro ai medici, o meglio ai cerusici di allora. Succede spesso quando le imprese, da artigianali, si trasformano in industriali. Però qualcosa di vero nell’attività delle mignatte c’era, e loro, dette anche sanguisughe, o più scientificamente ”vermi anellidi irudoidei”, non sono scomparse completamente dall’armamentario della medicina, anzi si trovano tuttora in vendita alcune specialità farmaceutiche a base di estratto di quelle bestiole. Poverette, prima almeno le proteggevano: ora finiscono macinate e bollite. Si tratta di vermi lunghi una diecina di centimetri, verdi o grigi, che campano nelle paludi e negli stagni d’acqua dolce. Hanno due ventose, una dalla parte della testa e una sul dietro, che adoperano per fissarsi a qualcosa, di solito alle zampe di un vertebrato, o alle gambe di un uomo che cammina nell’acqua, per poi mordere delicatamente e succhiare il sangue, loro alimento preferito anche se non esclusivo. Il loro morso è indolore, e non procura fastidi. Il verme si è costruito il suo bravo sistema anticoagulazione: il sangue dei mammiferi, al di fuori dell’apparato vascolare, tende a raggrumarsi, o meglio a coagulare, secondo il linguaggio medico. Per poterne succhiare una quantità sufficiente occorre evitare la formazione del coagulo: così le sanguisughe hanno provveduto a fabbricare e immettere nella saliva un principio che interferisca con una delle fasi della coagulazione, un processo complicatissimo. Mordendo, umettano di saliva la superficie ferita, da cui il sangue seguita a gemere per una ventina di minuti. Questo principio è stato ovviamente battezzato Irudina, così le sanguisughe hanno avuto un posto rilevante nella storia della medicina. NON SOLO PER i patiti della naturopatia Se ne conoscono applicazioni fin dall’epoca grecoromana, e nei papiri egiziani di Eber, detti «medici», si parla già di «coppette», che però erano solo piccoli vasi vuotati d’aria e quindi capaci di spostare il sangue dalla zona dolente. Il vero trionfo delle mignatte risale però ai primi anni dell’Ottocento, quando la scuola medica francese propugnò l’uso del salasso o sanguisugio nella terapia dei più svariati malanni. Si diceva che occorreva un trattamento debilitante, e si ricorreva all’applicazione di sanguisughe alla testa e sullo stomaco del paziente, specie per guarire la gastroenterite. Le gastroenteriti ovviamente guarivano da sole, però il merito se lo arrogava il medico che portava tra i suoi strumenti le famose bestiole assetate di sangue. Oggi il salasso come rimedio base è sparito, ma la medicina ha cominciato a capire che, in seguito all’aumento della tendenza del sangue a coagulare, possono insorgere gravissimi danni. Così è cominciata la ricerca di farmaci anticoagulanti, e uno dei primi tentativi ha preso spunto proprio dalle sanguisughe. Si è poi constatato che la sintesi dell’irudina è enormemente difficile e dispendiosa, quindi ci si è rivolti ad altre fonti. L’uso delle sanguisughe in terapia anticoagulante però non è cessato del tutto, specie nei paesi del Terzo Mondo, ed eccezionalmente anche in Europa tra i patiti della naturopatia: un vecchio chirurgo ancora attivo racconta di aver visto, in caso di gravi flebiti degli arti inferiori, applicare per tre giorni di seguito tre sanguisughe alla radice della coscia, e ricorda bene - si era nei primi anni Cinquanta – il successo della terapia. Una terapia facilitata anche dal fatto che per allontanare le sanguisughe dal loro pasto non occorrono grandi manovre: basta avvicinare un po’ di sale da cucina, e l’ingorda se ne va. Oggi l’uso dell’irudina è limitato all’applicazione superficiale di pomate, per facilitare l’assorbimento di modesti ematomi: serve anche a far sparire in fretta un occhio nero di cui non sempre si potrebbe spiegare l’origine. Mirella Delfini