Lisa Maccari Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 22 novembre 2003
«Difficilmente riuscirete a leggere questo articolo fino in fondo, senza sentire il bisogno di darvi una grattatina!»
«Difficilmente riuscirete a leggere questo articolo fino in fondo, senza sentire il bisogno di darvi una grattatina!». l’opinione del professor Roberto Bassi, docente di Psicosomatica dermatologica all’Università di Ferrara, presidente della Società italiana di dermatologia psicosomatica, ed esperto di un disagio diffuso, fastidioso, molto spesso imbarazzante: il prurito. Un disturbo talmente comune da non farci pensare che meriti un dibattito scientifico; e che tuttavia ha meccanismi così complessi che i ricercatori sono ancora lontani da una sua comprensione piena. Sfuggente e imprevedibile, a volte lieve, a volte tormentoso, il prurito è oggetto da sempre di doppi sensi maliziosi, e di associazioni di idee dai richiami inconsci sorprendenti. La difficoltà maggiore di comprendere a fondo questo fenomeno sta nella sua mutevolezza. Il prurito non è un disturbo specifico: è piuttosto un effetto collaterale, che può manifestarsi a seguito di patologie diverse. In molti casi, le sue origini sono puramente fisiche; ma non è il caso di trascurare le varianti che affondano le loro radici in un disagio psicologico. Provocato da immagini erotiche Il professor Bassi è autore di testi come La ragazza che odiava gli specchi (Bollati Boringhieri, 18,08 euro), in cui l’esposizione di esperienze cliniche diventa occasione per riflessioni accessibili a un pubblico più vasto. Nella sua esperienza, Bassi ha avuto a che fare molte volte con pazienti che, dietro a un quadro sintomatico di prurito insistente, apparentemente privo di cause organiche, nascondevano profonde insicurezze, difficoltà di rapportarsi in modo equilibrato col proprio corpo, sentimenti di inadeguatezza o di repressione. « stato osservato spesso» afferma il dermatologo «come l’atto di grattarsi, in condizioni non patologiche della vita di tutti i giorni, sia ricorrente quando c’è da risolvere una tensione, una frustrazione, un accesso di imbarazzo. Molte persone avvertono la necessità di grattarsi quando incappano in una situazione inattesa, che le coinvolge emotivamente, o che tocca aspetti della loro sensibilità che non è previsto di dover affrontare in pubblico. Immagini erotiche, battute scherzose a sfondo sessuale, domande indiscrete, la sensazione di essere posti sotto esame e l’istinto di stare sulla difensiva, inducono frequentemente una sensazione di prurito, che di solito è occasionale e non raggiunge proporzioni allarmanti. Ma il fatto che questo istinto esista dovrebbe metterci sulla strada per comprendere le cause dei pruriti persistenti, ossessivi, che perseguitano individui che non sono in grado di risolvere apertamente queste tensioni». Il prurito appare quindi come campanello d’allarme, non solo di alterazioni fisiologiche, ma anche di blocchi emotivi irrisolti. «Quando si è di fronte a un caso persistente di prurito intenso non basta analizzarne le possibili cause organiche» conclude Roberto Bassi. «Gli stessi fattori possono indurre reazioni diverse in pazienti diversi, e intrecciarsi in modo complesso con aspetti imprevedibili della loro personalità». Segue la stessa via del dolore Dal punto di vista biologico il prurito è definito uno stimolo nocicettivo: ovvero, una sensazione molesta che si origina nelle terminazioni superficiali dei nervi. Queste terminazioni esistono in molte varianti, specializzate per rilevare e trasmettere gli stimoli di dolore, di caldo o freddo, e di contatto e pressione. Nessuno studio ha mai individuato dei recettori nervosi specifici che servano a trasmettere esclusivamente la sensazione di prurito: si ritiene che il prurito utilizzi, in linea di massima, le stesse vie di trasmissione del dolore, ma che si manifesti come sensazione differente grazie al contributo, ancora poco chiaro, di altri recettori. Il sollievo indotto dall’atto di grattarsi, è veicolato da un riflesso dei tessuti nervosi spinali. Il prurito è quindi una sensazione trasmessa dalla rete nervosa che rende sensibile la nostra pelle. Praticamente tutti gli esperti sono d’accordo nel dire che lo stimolo del prurito abbia sempre origine nelle strutture della cute, e non in quelle dei tessuti interni all’organismo. A questo punto le interpretazioni si complicano: in qualche occasione la causa del sintomo è chiara, e può essere attribuita a fattori dermatologici; ma in molti altri casi essa si cela tra qualche imprevedibile disfunzione degli organi interni, o tra le alterazioni di equilibri psicosomatici. Nella categoria dei pruriti di origine dermatologica rientrano tutti i sintomi dovuti ad alterazioni della cute: eczemi, infezioni parassitarie o da funghi microscopici, psoriasi e dermatiti varie, orticarie, punture di insetti. Il prurito diffuso su tutto il corpo, e privo di uno specifico focolaio, è frequente negli anziani, che soffrono di disfunzioni nell’idratazione o nella produzione di sebo della pelle, ma che vanno incontro anche a complessi e a insicurezze sull’aspetto e sulle potenzialità del proprio corpo. Non sono rari i casi di prurito intenso dopo essersi bagnati in mare, dovuti ad allergie verso microrganismi acquatici, o a ipersensibilità al sale; o dopo essersi sfregati la pelle con la stoffa degli abiti o degli asciugamani. LAVARSI, MA NON TROPPO Nel corso della storia, sono divenuti oggetto di satira greve tutti i pruriti causati da malattie imbarazzanti, legate a scarsa igiene, a promiscuità sessuale, o a degrado sociale ed economico: scabbia, infestazioni da pulci, pidocchi o piattole. A chi è abituato alla nostra società, traboccante di accessori da bagno e di cosmetici, questi inconvenienti appaiono lontani e repellenti; ma non dimentichiamo che, nella nostra storia, la familiarità con acqua e sapone è un’acquisizione piuttosto recente. Tra le raffinate dame di due o tre secoli fa - che avevano poca dimestichezza con la vasca da bagno, ma che coprivano i naturali odori dell’organismo facendo un uso straordinario di profumi – era del tutto consueto usare, e mostrare in pubblico, un accessorio dal proposito esplicito: la bacchetta sormontata da una manina scolpita in avorio, o in legno pregiato, che serviva a placare il prurito in qualunque parte del corpo ve ne fosse bisogno, anche in occasioni sociali e mondane. Ai giorni nostri, esiste tuttavia anche il problema opposto: l’uso eccessivo di saponi e detergenti, che distruggono lo strato di sebo protettivo prodotto continuamente dalla cute, può infatti causare problemi di prurito a chi si lava troppo. Più sfuggente a una spiegazione generale, è il prurito attribuito a cause organiche interne, che non riguardano la pelle. Molte malattie, più o meno gravi, hanno proprio la sensazione di prurito tra i loro sintomi ricorrenti. Questa si manifesta negli anemici, negli affetti da alcuni tipi di tumore, in chi soffre di insufficienze renali o di disturbi del fegato; molte donne, anche sane, ne soffrono durante la gravidanza; soggetti di ogni sesso ed età sviluppano reazioni di prurito intenso in caso di ipersensibilità a un farmaco, o di allergie alimentari. aggressivi SE prudono le mani La sensazione fastidiosa viene percepita come se provenisse dalla cute, mentre non si rileva nessuna alterazione dermatologica: indizio che esistano delle strutture del sistema nervoso centrale preposte alla trasmissione e alla ”traduzione” di questo stimolo. Nessuno ha ancora individuato con precisione queste aree: le differenti modalità di percezione (osservate, ad esempio, in pazienti che hanno subito lesioni cerebrali) fanno pensare che le regioni del cervello preposte a questo compito siano più di una. Sono forse ancora più interessanti i casi in cui, per quanto il sintomo sia insistente, non se ne riesce a diagnosticare nessuna causa fisiologica diretta. Ed è proprio l’aspetto psicologico del prurito, per quanto poco chiaro nei suoi meccanismi, ad avere notevoli effetti sociali, culturali e di costume. Se nel linguaggio comune, infatti, pruriginoso significa morboso e inconfessabile, è anche vero che se a qualcuno prudono le mani, vuol dire che ha voglia di litigare e di picchiare. Artisti e scrittori hanno confessato il prurito di comporre versi o il pizzicore della poesia. Anche l’atto del grattarsi, istintiva reazione che allevia il prurito, ha conosciuto metafore ed epigrammi. Grattarsi la pancia significa starsene in ozio; grattami la schiena, che io gratterò la tua, è un consolidato modo di dire anglosassone che sta a indicare un proficuo scambio di favori. Il dizionario della lingua italiana compilato da Tommaseo e Bellini nel 1871 definisce il prurito come «cosa mista di diletto e consumamento». Il prurito vastamente usato, quindi, come metafora di desideri inconfessabili. Oppure come simbolo di un istinto vitale talmente forte, che ogni tentativo di nasconderlo e negarlo, anche a se stessi, risulta inutile. Un tratto comune caratterizza però quasi tutti i pruriti: la sensazione segnala che nell’organismo qualcosa non va. Può trattarsi di qualcosa di organico o di psicologico, che in ogni caso merita di essere ascoltato. Lisa Maccari