Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  novembre 22 Sabato calendario

«Sull’orlo del sentiero c’è un parapetto per scongiurare le disgrazie: ciò mi permetteva di contemplare il fondo, guadagnandomi a mio agio le vertigini, perché quel che c’è di più piacevole nella mia passione per i luoghi dirupati è che mi fanno girar la testa, e mi piace molto il capogiro, purché mi trovi al sicuro»

«Sull’orlo del sentiero c’è un parapetto per scongiurare le disgrazie: ciò mi permetteva di contemplare il fondo, guadagnandomi a mio agio le vertigini, perché quel che c’è di più piacevole nella mia passione per i luoghi dirupati è che mi fanno girar la testa, e mi piace molto il capogiro, purché mi trovi al sicuro». Jean-Jacques Rousseau amava provocarsi le vertigini a patto di sentirsi però al sicuro. Il pensatore illuminista coglie una delle chiavi di questo malessere. Come spiega il professor Claudio Vicini, direttore del centro di vestibologia dell’Ospedale Pierantoni di Forlì, fondamentale è la collocazione del corpo nello spazio rispetto all’abisso. «Una persona in cima a un palazzo molto alto, in piedi e senza alcuna protezione che lo separi dal vuoto avrà probabilmente una vertigine intensissima. Se si vive la stessa esperienza rimanendo seduti, distesi o frapponendo tra sé e la potenziale caduta una balaustra il disturbo si ridurrà nettamente. In pratica la vertigine è una percezione di rischio importante ma non ha nulla a che vedere con il sistema del labirinto». Considerate normali in molte persone, le vertigini da altezza non sono riconducibili ad alcuna malattia. Molti medici tendono anzi a definirle una percezione psicologica e personale, legata a un disturbo visivo, e cioè l’incapacità di fissare l’immagine di cose e oggetti da grandi altezze. Tra i miti da sfatare vi è anche quello che la cervicale provochi le vertigini. Una volta si credeva che la patologia del rachide cerebrale fosse responsabile di una grossa fetta di disturbi vestibolari dell’anziano. In realtà oggi si sa che il numero di pazienti che hanno disturbi realmente cervicali è veramente esiguo. Fabiana Fini