Natalia Aspesi, ཿLa Repubblica , 2 dicembre 2002, 2 dicembre 2002
«Nella valanga di calendari, (...) che si sta abbattendo su di noi, ce ne è uno speciale: l’hanno ideato, insieme, due medici donna dell’Istituto tumori di Genova, specializzate nella ricostruzione del seno dopo un intervento chirurgico per tumore, e sei pazienti che a quell’ intervento hanno dovuto sottoporsi
«Nella valanga di calendari, (...) che si sta abbattendo su di noi, ce ne è uno speciale: l’hanno ideato, insieme, due medici donna dell’Istituto tumori di Genova, specializzate nella ricostruzione del seno dopo un intervento chirurgico per tumore, e sei pazienti che a quell’ intervento hanno dovuto sottoporsi. E che mostrano nelle fotografie il loro corpo nuovo (...). Il calendario non serve solo a ricavare danaro per finaziare la Lega tumori, ma, spiegano le signore, il suo scopo è quello di dimostrare come oggi quasi sempre un intervento così drammatico può lasciare solo tracce impercettibili, nel corpo e anche dove è più difficile, nell’anima (...). Le signore del calendario non sono state riprese da un artista, i risultati sono un po’ goffi dal punto di vista fotografico, ma nel loro mostrarsi tranquillamente ancora belle, o meno belle, o non più belle, c’è una forma di ironica rivolta verso il mito smanioso della bellezza come solo veicolo per il successo, per trovare un amore o addirittura un lavoro: un mito che incombe non solo su chi, come loro, ha affrontato la realtà difficile di un intervento al seno, ma anche sulla moltitudine di donne che sfugge a questa ideologia carceraria, perché non corrisponde ai canoni di una femminilità inventata che le vuole per sempre giovani, per sempre sottili, per sempre disponibili, per sempre ansiose». (Natalia Aspesi, ’La Repubblica ”, 2 dicembre 2002)