Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 22 novembre 2003
Le punture d’ape sulle orecchie sono gratis nel centro ricerche egiziano di al- Arish, a 350 chilometri dal Cairo
Le punture d’ape sulle orecchie sono gratis nel centro ricerche egiziano di al- Arish, a 350 chilometri dal Cairo. Non si tratta di uno strano rito religioso, ma di una cura di medicina tradizionale praticata da più di un secolo. L’apamina, una tossina contenuta nel veleno delle api, stimola le ghiandole surrenali, poste sopra ai reni e sedi della sintesi e del rilascio di molti ormoni tra cui il cortisone, molto importante per contrastare i processi infiammatori. Conosciuta dal 1870, l’apiterapia può provocare un aumento della concentrazione di cortisone nel sangue della durata di una settimana aiutando nella cura dei dolori reumatici, di infiammazioni causate da traumi ed in alcune infezioni virali come l’epatite C. La mellitina, un’altra molecola contenuta nel veleno dell’ape mellifera, viene oggi studiata per combattere il cancro da Jerome Werkmeister e Dean Hewish, del centro di ricerca oncologico dell’ospedale Principe di Galles a Sydney, in Australia. La sostanza è in grado di uccidere le cellule dei tessuti umani perforando la membrana delle pareti. «Stiamo cercando di modificare le molecole di mellitina» spiega Werkmeister «per fare in modo che attacchino esclusivamente le cellule cancerose e non quelle sane». La terapia risulterebbe assai meno tossica dell’uso di chemioterapici. In attesa che i ricercatori mettano a punto la loro cura, state però alla larga dalle api: il loro veleno blocca la trasmissione degli impulsi nervosi e può provocare fortissime reazioni allergiche.