Patrizia Longo, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Non è ancora un museo nazionale, ma ha tutti i numeri per diventarlo. La ”Casa del tè” di Raddusa (Catania), è già entrata due volte nel Guinness dei Primati: possiede, infatti, una collezione di oltre 600 varietà della bevanda più diffusa sul pianeta, nonché la tazza e la teiera più grandi del mondo
Non è ancora un museo nazionale, ma ha tutti i numeri per diventarlo. La ”Casa del tè” di Raddusa (Catania), è già entrata due volte nel Guinness dei Primati: possiede, infatti, una collezione di oltre 600 varietà della bevanda più diffusa sul pianeta, nonché la tazza e la teiera più grandi del mondo. La casa è un’associazione culturale, fondata tre anni fa da Salvatore Pellegrino (nella foto con la teiera da Guinness), direttore della scuola alberghiera di Mineo. «La passione per il tè – racconta Pellegrino, docente di gastronomia orientale – è nata quando, a 18 anni, lavoravo in un hotel in Inghilterra con uno chef indiano, e poi in Francia, al Giorgio V, dove c’è il Club dei bevitori del tè. La nostra collezione è il frutto di una raccolta durata 18 anni». In 120 metri quadrati, distribuiti su due piani, la Casa del tè custodisce oltre 600 varietà di piante e un migliaio di oggetti, tra servizi in ceramica, bollitori, vestiti da cerimonia e strumenti che ricostruiscono le tradizioni legate al tè. L’itinerario espositivo è un viaggio ideale attraverso Cina, Giappone, Russia, India, Africa e decine di altri paesi e popoli. Circa un migliaio i pezzi pregiati, tra cui le teiere cinesi, il servizio birmano per il tè da mangiare (n ppeth), o, tra i bollitori, un samovar russo a carbone di inizio ’900. Non mancano i vestiti per i servitori di tè, il porta burro di yak e il porta spezie per il tè nepalese. E poi quadri, libri, illustrazioni d’epoca. «Il fiore all’occhiello» aggiunge Pellegrino «è una tazza dei monaci induisti, ricavata da un tronco di legno. è l’unico oggetto che i monaci possono portare, oltre la tunica, e si tramanda da maestro a discepolo. L’ho avuta in dono in via eccezionale». Per i visitatori le sorprese non sono finite: una stanza della Casa del tè è adibita a sauna. Si possono fare impacchi con foglie di tè verde pestato e farina di riso, prima di immergersi in una vasca birmana contenente 2mila litri di tè verde e rilassarsi con un massaggio shiatsu. Il percorso si conclude nella sala delle cerimonie: stanza in legno con tetto a pagoda e pavimento ricoperto da un tatami, in paglia di riso, su cui è d’obbligo camminare scalzi. «Il nostro museo, immerso nel verde, è stato realizzato con il metodo costruttivo del Feng-shui, nel rispetto delle forze energetiche della natura», precisa Pellegrino. Nella sala delle cerimonie è possibile degustare 100-150 tipi diversi di tè (secondo la stagione), assistendo alle danze dei ventagli e ai combattimenti di spade medioevali, spettacoli realizzati dai soci del sodalizio. In primavera, la Casa del tè organizza una grande festa dei fiori, in cui offre il tè della propria piccola piantagione utilizzando la tazza e la teiera più grandi del mondo. Il servizio è un dono dell’associazione dei ceramisti di Caltagirone, che ha costruito una teiera da 15 litri e una tazza da 20 litri, finite nel Guinness dei primati. Per il futuro, grandi novità. A breve entreranno in commercio, nelle erboristerie italiane, tre miscele di tè aromatizzate, brevettate dall’associazione, con i sapori e i profumi della Sicilia: zagara, fiori d’arancio, fichi d’india, bacche dell’Etna e arance sanguinello. Entro luglio arriveranno dalla Cina altri pezzi pregiati, di un museo del tè in dismissione, che arricchirà la collezione. In più di due anni, sono già 10mila i visitatori della Casa del tè. (sito: www.casadelte.it). Non si paga biglietto, ma bisogna prenotare (telefono 095.662193). Patrizia Longo