Lorenzo Cazzaniga, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
E la luce divenne suono. Due novità stanno rivoluzionando il cuore pulsante delle chitarre elettriche
E la luce divenne suono. Due novità stanno rivoluzionando il cuore pulsante delle chitarre elettriche. è stato inventato un pick-up a foto-diodi, che cattura le onde sonore usando raggi di luce, e sta perfezionandosi la chitarra digitale, che converte le note in un segnale digitale jolly, capace di trasformarsi nel suono di qualsiasi strumento. Le invenzioni non potevano essere più contrastanti: il pick-up a foto-diodi è l’ultima frontiera nella fedele riproduzione del suono originale dello strumento, mentre la chitarra digitale è la sorgente per renderlo il più manipolabile possibile. COME IL TELECOMANDO DELLA TV La chitarra che suona con la luce è un brevetto di una società californiana, la Light-wave, che ha avuto per prima l’idea di usare in campo musicale un’invenzione di 60 anni fa: i foto-diodi, cioè gli emettitori di segnali luminosi che troviamo nei telecomandi delle tv. «Molti bassisti» raccontano alla Lightwave, «lamentavano la cattiva resa sonora dei pick-up dei loro strumenti elettrici, che, nei modelli a 5 o 6 corde, non risultavano più perfettamente in grado di riprodurre l’ intera gamma delle frequenze basse». Da questa esigenza è nato lo stimolo per la ricerca di nuove soluzioni da applicare ai microfoni, considerati per 70 anni uno dei baluardi intoccabili degli strumenti a corda elettrificati. La loro invenzione è contesa tra Adolf Rickenbacker, che nel 1931 realizzò la A25, il primo modello di chitarra hawaiana elettrica e Loyd Loar, che nel 1924 creò un prototipo di pick-up, utilizzato però solo nel 1935, quando la Gibson, per la quale lavorava come progettista, produsse il modello ES 150, la prima chitarra elettrica semiacustica. Nonostante i progressi della tecnologia,i pick-up sono rimasti immutati: sono piccoli transduttori, inseriti vicino al ponte delle chitarre elettriche, capaci di trasformare il movimento delle corde in variazioni del campo elettromagnetico all’interno di bobine e magneti e di renderle un segnale elettrico da inviare all’amplificatore. Pur con la loro efficacia, passata alla storia con le celebri chitarre Fender e Gibson, questi sistemi elettronici presentano però alcuni limiti: subiscono le interferenze dei campi elettromagnetici generati da altri strumenti (lampade al neon, computer o radio) e hanno una ridotta capacità di riprodurre alcune zone estreme di frequenze, soprattutto le basse. Proprio questi limiti la Light-wave ha cercato di superare con i foto-diodi, componenti elettronici costituiti da un elemento generatore di luce (emettitore) e da un elemento sensibile alla luce (foto-rivelatore) in grado di produrre una tensione in uscita direttamente proporzionale alla variazione del campo luminoso presente tra i due. In pratica, i pick-up della Light-wave captano le variazioni luminose generate dalle corde in movimento tra l’emettitore e il ricevitore e le trasmettono all’amplificatore come segnale elettrico, senza usare campi elettromagnetici. Il risultato è un suono più puro e lineare ed una maggiore banda passante, ovvero una migliore capacità di riprodurre le note più basse. Ascoltare per credere: sul sito della Lightwave (www.lightwave-systems.com) si possono sentire i risultati in formato Mp3. Non è un caso, quindi, che il progetto sia nato per il basso elettrico, ed esista ora come prototipo anche per la chitarra, che sarà in vendita entro quest’anno. I singoli pick-up costano 500 dollari. I primi commenti favorevoli arrivano da musicisti del calibro di Stanley Clarke («Hanno una risposta alle basse frequenze mai udita prima d’ora; sono ciò che il mio basso attendeva da anni») e del chitarrista Michael Landau, che sta sperimentando un prototipo. Ma non è solo la chitarra ad impulsi luminosi l’ultima frontiera della tecnologia applicata alle sei corde. Per chi è attratto dalla possibilità di manipolare digitalmente i suoni si stanno aprendo nuovi orizzonti. Già da alcuni anni artisti come Pat Metheney o Robert Fripp utilizzano chitarre synth, collegate a sintetizzatori o campionatori da cui il suono dello strumento esce filtrato con i timbri più svariati, dalla tromba al violino. Oggi però questa tecnologia, in molti casi allo stadio di prototipo, presenta ancora evidenti problemi di latenza (il suono esce dall’amplificatore in ritardo rispetto a quando la corda viene pizzicata) e di affidabilità, legata alla delicatezza della componentistica. STRUMENTO UNIVERSALE Queste chitarre montano un pick-up esafonico, capace di generare un segnale pilota per moduli di sintesi e campionamento digitali simili a quelli contenuti nelle tastiere, in grado di riprodurre il suono di qualsiasi altro strumento. Il vantaggio di questa tecnologia, di cui pioniere è la giapponese Roland (20 anni fa produsse il primo guitar-synth, il GR-500, ed è oggi sul mercato con il sistema digitale Vg-88), non è rappresentato solo dalla possibilità anche per i chitarristi di suonare altri strumenti senza doverne conoscere la tecnica; con un solo strumento si possono infatti emulare tutti gli altri modelli presenti sul mercato (dalla Fender stratocaster di Eric Clapton alla Gibson SG diavoletto di Angus Young degli Ac/Dc) senza doverne possedere una per ognuno di essi. In questo campo sta lavorando l’americana Line6 con la Variax, una chitarra elettrica in grado di riprodurre fedelmente il suono delle migliori chitarre del mondo. Ma l’ultima novità, presentata con una performance di Slash (ex chitarrista dei Guns ’n Roses) alla Fiera dell’audio di New York, è la chitarra digitale Magic (Media Accelerated Global Information Carrier), a cui stanno lavorando la Gibson e la Amd, società produttrice di chip per computer. Questo sistema utilizza un nuovo protocollo seriale per la trasmissione dei dati: tramite una normale connessione ethernet può trasferire fino a 32 canali di audio a 32 bits e 48 Khz bidirezionali sullo stesso cavo, riducendo la latenza ed il disturbo del segnale digitale ad un livello impercettibile, anche su cavi lunghi. La Magic, che ha vinto il premio per l’Innovazione del 2003 al Consumer Electronics Show di Las Vegas, è, con il protocollo M-lan della Yamaha, una delle ultime frontiere per il trasferimento di dati audio tra le apparecchiature digitali. Lorenzo Cazzaniga