Paola Coppola, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Somiglia a un triciclo ma in realtà è uno scooter. Ha un design aerodinamico ma non ha nemmeno l’acceleratore
Somiglia a un triciclo ma in realtà è uno scooter. Ha un design aerodinamico ma non ha nemmeno l’acceleratore. La sua novità rivoluzionaria consiste più che altro nell’assetto: per guidarlo bisogna sdraiarsi a pancia in giù, con la testa in avanti. Questo veicolo hi-tech è solo un prototipo, quattro volte più piccolo di come sarebbe nella realtà. Si chiama Honda Hermes ed è un progetto nato dalla fantasia di Tommy Forsgren, uno studente svedese di design. Mentre preparava la tesi di laurea all’Umeå University’s Institute of Design, ha ideato questo monoposto a tre ruote, un parente stretto del monopattino più famoso del mondo, Segway, con cui Hermes condivide una qualità unica: un sistema di guida basato sul controllo intuitivo. Per accelerare, ad esempio, basta stendersi in avanti e, per fermarsi, sollevarsi indietro. ISPIRATO DA UNO SKATEBOaRD «La vera novità di Honda Hermes è che si guida con l’intuito» conferma Forsgren. Una qualità speciale, ma non la sola: Hermes infatti è un mix tra alta tecnologia, ecocompatibilità e sicurezza stradale. Come alimentatore ha una pila a idrogeno e per aumentare bilanciamento e stabilità della carrozzeria è dotato di giroscopio. Qual è il legame tra Hermes e la Honda? Per il momento non c’è un accordo commerciale in senso stretto, bensì una collaborazione informale nella progettazione, a cui ha partecipato anche un italiano, Paolo Grazioli, designer della casa nipponica e, un tempo, allievo anch’egli dell’Umeå. Grazioli, 34enne modenese che oggi lavora in Giappone, ha dato a Forsgren dei consigli per realizzare Hermes. «Hermes è stato disegnato da Tommy Forsgren in collaborazione con Wave, uno studio di design della Honda», racconta Grazioli. «Io sono stato il responsabile di un progetto di ricerca sulle vetture sportive. Nell’ambito di questo progetto ho collaborato con l’Istituto di Design della Umeå University e con Forsgren. Il risultato della collaborazione è Hermes. Ma la Honda non ha ufficialmente sponsorizzato il progetto». E, per il momento, non intende trasformare questo prototipo futuristico in un veicolo reale. Grazioli ne sta però studiando il potenziale: «I veicoli a controllo intuitivo diventeranno una tendenza sempre più forte» assicura, «ma Hermes potrebbe rimanere un modello». Concretamente il controllo intuitivo è realizzato da sensori che segnalano in tempo reale il centro di gravità di chi guida, permettendogli di regolarlo spostando il peso del corpo. La strada per queste tecnologie è stata aperta da Dean Kamen, l’inventore di Segway, lo scooter a due ruote che risponde a impercettibili impulsi di controllo: basta sporgersi in avanti e Segway si muove. In questo mercato si sono già lanciate Aprilia e GM Autonomy. Forsgren ha basato la sua tecnologia sui sensori e il giroscopio, con alcuni punti di forza: «A cominciare dall’alto livello di integrazione uomo/macchina: quando guidi non vedi il veicolo e ti sembra di volare», precisa Grazioli.«I punti deboli riguardano invece la tecnologia di propulsione e guida (che si prevede piuttosto costosa) e la pericolosità intrinseca della posizione di guida». L’idea di Hermes è nata nei laboratori di design dell’Umeå, una culla per giovani talenti. Il ricercatore svedese, 27enne, istruttore di sci per hobby, era intrigato dalla Street Carver della Bmw, uno skate dotato di speciali sospensioni in grado di assecondare il movimento del corpo. Così gli è venuta l’idea di progettare Hermes: «Un veicolo su cui ci si stende dà al conducente un’esperienza di guida molto più intensa perché interagisce meglio con lui, abbassando il baricentro fornisce migliori prestazioni in curva. Man mano che aumenta la velocità il conducente assume una posizione sempre più orizzontale. Prima di disegnare Hermes pensavo ai sistemi di guida intuitiva già in circolazione: come quelli usati dagli sportivi, nello sci, nel deltaplano e nel surf. Quanto più il veicolo è la logica risposta alle azioni del conducente, tanto più la guida è intuitiva». Come è fatto tecnicamente Hermes? Il tre ruote ha un motore elettrico alimentato con una batteria a idrogeno e un processore (Cpu, Central process unit) che analizza gli impulsi del giroscopio e i movimenti del conducente per controllare la velocità del motore e regolare il funzionamento dei pistoni pneumatici che gli servono per girare. La massima velocità che raggiunge è di oltre 96 km all’ora, contro i 20 del Segway. Così riesce a combinare la posizione distesa, tipica delle moto da corsa, con la stabilità sui lati propria delle macchine. Chi lo guida indossa un casco e si lascia trasportare dall’istinto. Forsgren ha voluto anticipare una tendenza che potrebbe diventare ancora più estrema: «I veicoli a controllo intuitivo del futuro potrebbero agire con il movimento degli occhi o semplicemente con il pensiero: questo campo di applicazione ha delle potenzialità enormi» racconta Forsgren. Controllo intuitivo ma anche rispetto dell’ambiente: «Hermes usa come alimentatore una pila a combustibile (fuel cell), senza emissioni nocive», spiega Forsgren. «Questa tecnologia potrebbe col tempo sostituire i motori a benzina già esistenti». La sicurezza rimane però un interrogativo: «Esistono due tipi di sicurezza, quella attiva e quella passiva» puntualizza Forsgren. «Quella passiva riguarda le zone di impatto del veicolo, la costruzione di airbag e di sedie per parare i colpi di frusta. La sicurezza attiva invece riguarda i sistemi per evitare gli incidenti, con una buona manovrabilità, una tecnologia anti-avvitamento etc...». Honda Hermes considera soprattutto la sicurezza attiva: «Rispetto a un motociclo, Hermes ha tre ruote che lo rendono molto più stabile. Il controllo intuitivo serve anche a prevenire gli incidenti». Quanto potrebbe costare Hermes se venisse davvero prodotto? «è difficile stabilire il prezzo di un prodotto concettuale perché non si considera il lavoro necessario in fase di sviluppo» risponde Forsgren. Grazioli, invece, azzarda qualche stima: «Considerando la semplicità del veicolo e ammettendo che la tecnologia fuel cell sarà largamente diffusa nei prossimi 20 anni, credo che Hermes non dovrebbe costare più di uno scooter di 50 cavalli d’alta gamma se si immaginano gli stessi volumi di produzione. Il problema è che, almeno all’inizio, sarebbe difficile sostenere alti valori di produzione perché gli acquirenti sarebbero limitati: bassi volumi di produzione farebbero salire il prezzo, diciamo ad almeno il doppio di uno scooter». STATUS SYMBOL IN CALIFORNIA? Hermes non è stato concepito per un pubblico specifico: «è destinato a persone in cerca di esperienze eccitanti», spiega Forsgren, «perché è al 75 per cento una macchina che offre un’esperienza di guida e per il 25 per cento un mezzo di trasporto». Per il designer italiano della Honda, invece, «il target ideale per Hermes è quella parte della popolazione detta affluent progressive, cioè con un alto livello di istruzione, un reddito medio alto e una posizione sociale di critica. Queste persone coprono il 10-15 per cento del mercato delle vetture». D’altra parte, se un giorno Hermes entrasse in produzione, è probabile che abbia successo all’inizio tra una minoranza di giovani californiani, per poi magarre diventi un nuovo status-symbol. Come è già successo con lo skateboard, il frisbee e l’hula hoop. Paola Coppola