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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Gli Aerial Torpedo, antenati inglesi dei missili da crociera

Gli antenati dei droni risalgono alla prima Guerra Mondiale, quando la scoperta delle onde radio permise alle forze inglesi di costruire una ”aerial torpedo”, un antenato dei missili da crociera moderni teleguidato che gettò le basi per gli attuali UAV. Fu però negli anni ’30 che si pensò di impiegare i droni come bersagli aerei, evitando di mettere a rischio la vita dei piloti per testare gli armamenti. Il primo UAV costruito per questo scopo fu il DH.82 Queen Bee (ape regina), prodotto nel 1935 negli USA e guidato con onde radio. Negli anni ’50 si sentì l’esigenza di rendere più sicure le missioni di ricognizione, poiché gli aerei spia americani U-2 erano abbattuti troppo spesso sui cieli sovietici, causando perdite umane. Si pensò di installare dei sensori da ricognizione su un bersaglio teleguidato, per creare un ricognitore senza pilota. Il velivolo su cui si applicarono gli strumenti fu il Q-2 Firebee, che nella sua versione da ricognizione fu chiamato Firefly. Ma, anche se il nuovo drone sarebbe stato pronto già alla fine degli anni ’50, fu impiegato solo in Vietnam (nella versione Lighting Bug), poiché il generale Curtis E. LeMay (vedi ”La Macchina del Tempo” di dicembre 2002) aveva imposto di tenere in serbo il nuovo ricognitore non pilotato per «qualcosa di grosso». In Vietnam gli UAV svolsero missioni di sorveglianza, talvolta fungendo da specchietti per le allodole per i missili nemici. Dopo la guerra, i droni furono largamente impiegati sui Paesi del blocco comunista, tanto che il loro segreto venne svelato dopo pochi anni; due MiG cinesi infatti, dopo aver intercettato e osservato da vicino uno UAV 147B, lo abbatterono e rivelarono al mondo l’esistenza dei nuovi ricognitori. I droni tornarono in azione negli anni ’90, con la Guerra del Golfo: gli GNAT, predecessori dei Predator, furono usati per stanare la contraerea irachena, poi bombardata dagli F-16.