La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Foto, lettere, ma anche telefonate, video, canzoni preferite. Tutto archiviato in formato digitale sul computer e facilmente rintracciabile con un motore di ricerca come Google
Foto, lettere, ma anche telefonate, video, canzoni preferite. Tutto archiviato in formato digitale sul computer e facilmente rintracciabile con un motore di ricerca come Google. Il progetto si chiama ”MyLifeBits”, e vi stanno lavorando Gordon Bell e Jim Gemmell, ingegneri dei laboratori Microsoft di San Francisco, negli Usa. Grazie all’informatica, argomentano i ricercatori, oggi è possibile trasformare i libri in files di testo Word, le canzoni in Mp3, i video in formato mpeg, e così via. Immaginando di riversare tutta la propria esistenza in 10 gigabytes (l’equivalente di 15 Cd) sul computer di casa, si risolverebbe il problema della ”scatola di scarpe”, ovvero il disordine con cui accumuliamo libri, foto e qualsiasi altro ricordo nei nostri ripostigli. Con un cervello di scorta digitale avremo sempre a portata di mano il nostro passato. Dunque, un sistema utile e facile da trasmettere ai posteri, soprattutto se si pensa che entro 5 anni un disco fisso da un terabyte (mille gigabytes) costerà meno di 300 dollari. C’è però un difetto in questo database formato famiglia: il rischio per la privacy. Un pirata informatico che riuscisse ad accedere al nostro computer via Internet avrebbe a disposizione l’intera nostra esistenza. Ed è per questo che il progetto fa discutere.