Renata Pisu,La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
«La navicella spaziale cinese Shenzhou IV, lanciata il 31 dicembre, è ancora in orbita, e da Pechino giunge l’ annuncio (
«La navicella spaziale cinese Shenzhou IV, lanciata il 31 dicembre, è ancora in orbita, e da Pechino giunge l’ annuncio (...): il primo uomo che andrà nello spazio nel nuovo millennio, cioè quest’ anno, sarà cinese. Non importa se già hanno visto la Terra dall’alto gli americani, i (...) sovietici, e astronauti di varie altre nazionalità ospitati da coloro che finora sono stati gli indiscussi Signori del Cielo. L’astronauta cinese vi andrà per proprio conto, a proprie spese, catapultato da vettori cinesi, a bordo di una navicella spaziale cinese, dal nome poetico di Shenzhou, ossia Nave degli Dei. Sarà la Shenzhou V. In Cina, l’annuncio è stato dato con squilli di trombe: lo si definisce (...) ”la realizzazione di un sogno che il nostro popolo coltiva da 500 anni” riferendosi, in questo caso, all’invenzione dei razzi che i cinesi, primi al mondo, lanciarono verso il cielo in segno di gioia, per far festa, non di certo per affermare la propria potenza. Oggi invece, si tratta senza dubbio di una dimostrazione di potenza che la Cina intende dare al resto del mondo ponendosi come l’ unico grande Paese in grado di tener testa agli Stati Uniti anche nello spazio (...). Ma quanti taikonauti saliranno sulla navicella spaziale made in China? (...) La composizione dell’equipaggio sarà, al massimo, di due o tre membri. Comunque, si chiameranno taikonauti, dal cinese taikong che significa spazio siderale, non astronauti, come gli americani, non cosmonauti, come i sovietici, una differenza di terminologia che tende a sottolineare la cinesità di un’impresa che è già stata compiuta ma che ora si vuole ripetere in altre condizioni (...)». (Renata Pisu, La Repubblica, 3 gennaio 2003)