La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Le missioni spaziali della Nasa sono in crisi. Il tragico incidente dello Shuttle Columbia, esploso in atterraggio il 1° febbraio, ha causato una battuta d’arresto nei viaggi cosmici: in particolare quelli legati alla costruzione della Stazione spaziale internazionale,verso cui gli Shuttle trasportano strumenti e uomini
Le missioni spaziali della Nasa sono in crisi. Il tragico incidente dello Shuttle Columbia, esploso in atterraggio il 1° febbraio, ha causato una battuta d’arresto nei viaggi cosmici: in particolare quelli legati alla costruzione della Stazione spaziale internazionale,verso cui gli Shuttle trasportano strumenti e uomini. Finché l’ente spaziale americano non avrà ricostruito le cause dell’incidente, la flotta degli Shuttle – composta da altri tre velivoli, Discovery, Endeavour e Atlantis – per cautela non sarà utilizzata per altri voli. L’equipaggio della missione STS-107 era decollato il 16 gennaio per condurre esperimenti di chimica, fisica e biologia in assenza di gravità, a 274 km di altitudine. Diversi esperimenti erano finanziati dall’Agenzia spaziale italiana. L’incidente è avvenuto in fase di rientro: lo Shuttle era a 63 km da Terra volando a 20112 km orari. Il velivolo si è disintegrato nel cielo: forse per un danno alle piastrelle isolanti che lo proteggono dall’impatto con l’atmosfera, che genera un calore di 1600° C. Ma solo l’esame dei resti potrà aiutare a stabilire se il disastro sia da imputare a un errore umano, alla fatalità o all’inadeguatezza del velivolo. I sette membri del Columbia – il primo veicolo spaziale riutilizzabile, inaugurato il 12 aprile 1981 - non sono gli unici martiri dello spazio: in 45 anni di missioni si sono registrati 170 morti, a testimonianza di quanto sia rischioso volare nello spazio (vedi il servizio a pag. 112). L’ultimo, tragico incidente era avvenuto nel 1986 con un altro Shuttle, il Challenger, esploso in fase di lancio.