Isabella Vergara Caffarelli, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Le api s’intendono di geometria. E parecchio... La struttura di un alveare è così ben calcolata che quando si doveva elaborare il sistema metrico decimale, il fisico Antoine Ferchault de Reaumur propose come misura di base fissa in natura la cella dell’ape, che ha sempre e comunque la stessa misura
Le api s’intendono di geometria. E parecchio... La struttura di un alveare è così ben calcolata che quando si doveva elaborare il sistema metrico decimale, il fisico Antoine Ferchault de Reaumur propose come misura di base fissa in natura la cella dell’ape, che ha sempre e comunque la stessa misura. Ogni cella è costituita da un esagono posato su una piramide, e ogni favo è formato da due facce di celle incastrate tra loro. Solo tre figure permettono di suddividere una superficie in piccole parti uguali: il triangolo equilatero, il quadrato e l’esagono. E le api, furbacchione, hanno scelto il poligono con più lati sapendo che una stanza a base esagonale può contenere più miele. inoltre, perché il miele non sfugga durante la maturazione, hanno pensato bene di costruire contenitori un po’ inclinati verso l’alto, con un angolo di quattro o cinque gradi. stato dimostrato che costruendo così la loro ”città a rovescio”, come l’ha definita Maurice Polydore-Marie-Bernard (premio Nobel per la letteratura nel 1911 e appassionato entomologo), non sprecano cera e ottengono tutti i possibili vantaggi, tra cui una grande solidità. la pratica che aguzza l’ingegno, e le api, che lavorano sodo tutta la vita, hanno trovato un sistema per risparmiare tempo e materiale. Le celle sono di tre tipi: le reali, che somigliano a una ghianda; le grandi deputate all’allevamento dei maschi e alle provviste; e le piccole, culle per le operaie. Tutte collegate da celle di transizione. I favi in un alveare sono poi uniti tra loro da una sorta di autostrada. Lo spessore di ciascun favo è sempre 22 o 23 mm e le vie di raccordo sono larghe circa 11, il doppio dell’altezza di un’ape. Le nostre piccole ingegnere nella loro testolina devono quindi avere ben chiaro sin dall’inizio tutto progetto finale. Isabella Vergara Caffarelli