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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Davanti a un gruppo di cani delle razze più svariate, saremmo capaci di riconoscere i tratti comuni? Di fronte a chow-chow, levrieri, dobermann, bassotti, ci accorgeremmo che tutti quanti hanno come padre comune il lupo grigio dell’Asia orientale? Forse no, ma questa è l’ultima ipotesi suggerita da alcuni ricercatori sulla rivista americana ”Science” lo scorso novembre

Davanti a un gruppo di cani delle razze più svariate, saremmo capaci di riconoscere i tratti comuni? Di fronte a chow-chow, levrieri, dobermann, bassotti, ci accorgeremmo che tutti quanti hanno come padre comune il lupo grigio dell’Asia orientale? Forse no, ma questa è l’ultima ipotesi suggerita da alcuni ricercatori sulla rivista americana ”Science” lo scorso novembre. Secondo loro, basandosi su somiglianze genetiche, il passaggio dal lupo a cane sarebbe avvenuto circa 15.000 anni fa. ERA cinese: lo dicono i geni Quale popolazione di lupo ha dato origine al cane? I dati archeologici sono difficili da interpretare, vista la somiglianza tra i piccoli di lupo e di cane. Poche le tracce trovate: una mascella che si fa risalire a 14.000 anni fa in Germania e uno scheletro di donna con la mano posata su un cane, datata 12.000 anni, recuperata nel sito palestinese di Ein Mallah. Si era portati a credere che il cane fosse nato nel bacino medio-orientale o europeo 12.000 o forse 14.000 anni fa. Oggi, l’équipe di ricercatori coordinata da Peter Savolainen del Royal Institute of Technology di Stoccolma, ha dato conferma del ”quando” (circa 15.000 anni fa), ma sul ”dove” dà una notizia sorprendente: il cane verrebbe dall’Est asiatico, fra Cina e Mongolia. Per dimostrarlo, i ricercatori sono andati a studiare il patrimonio genetico di centinaia di cani e decine di lupi, in tutti i continenti. Tra i 654 cani africani, europei, americani e asiatici, hanno individuato tre grandi gruppi universalmente rappresentati in cui il testo del Dna è simile al 95 per cento. Il fatto suggerisce che provengano tutti da un unico antenato e che si siano evoluti abbastanza di recente sotto la pressione selettiva dell’uomo. Le razze dell’Asia orientale mostrano però una maggiore diversità genetica: è la prova che il cane è nato prima in Asia orientale, dove ha avuto più tempo per evolvere e diversificarsi. Si è discusso a lungo su quale animale fosse il padre naturale del cane. Non sembrava possibile che dal lupo potessero discendere tutte le specie. E poi le somiglianze genetiche tra cani, lupi, sciacalli e coyote facevano pensare che fossero possibili altre parentele. Tra queste quattro specie, infatti, non c’è una vera barriera genetica: gli esemplari si possono incrociare dando vita a ibridi fertili. Il che è strano, perché gli ibridi di norma sono sterili (come il mulo, incrocio tra asino e cavalla), e questo è il motivo per cui alcuni scienziati tendono a non considerarli una specie a parte. In molti, e autorevoli come l’etologo Konrad Lorenz, pensavano che alcuni cani discendessero dai lupi, altri dagli sciacalli e altri ancora dai coyote. Si tentava così di dare una spiegazione delle 381 razze riconosciute dalla Federazione canina internazionale (FCI). Tuttavia l’ipotesi di origini differenti a seconda della razza è stata abbandonata sei anni fa, dopo che Carles Vilà dell’Università di Uppsala in Svezia ha dimostrato che la distanza genetica del cane dal coyote e dallo sciacallo è molto più grande di quella dal lupo. Ma era solo una conferma ulteriore, perché il lupo era già l’antenato favorito, sia dal punto di vista morfologico che comportamentale. In molti erano soliti chiamare il cane «lupo addomesticato» e nel 1993, la Società americana di mammalogia (ramo della zoologia che studia i mammiferi) aveva consigliato di riclassificare il Canis familiaris come sotto-specie di lupo (Canis lupus). E così si è arrivati al nome attuale di Canis lupus familiaris. Ma è sbagliato credere che la somiglianza genetica tra lupo e cane voglia dire che i due siano lo stesso animale. Uomo e scimpanzé, dal punto di vista genetico, sono simili al 98,4 per cento, ma a nessuno verrebbe l’idea di considerarli uguali. Vittorio Lucchini, dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) di Bologna, tiene a sottolineare: « possibile che singoli animali vaganti, sia cani che lupi, possano accoppiarsi dando luogo a ibridi. Ma non accade mai che cani e lupi convivano in branchi misti». Anche gli americani sono cinesi Tutti i cani del mondo vengono dall’Asia, anche quelli americani. A porre l’attenzione sulla questione della discendenza dei cani americani è stata Jennifer Leonard, ricercatrice del dipartimento di biologia dell’Università della California. Alcuni zoologi, infatti, pensavano che alla base della comparsa dei cani in America, ci fosse lo stesso fenomeno di differenziazione lupo-cane avvenuto in Europa. Gli studi più recenti hanno invece dimostrato che i cani americani, quelli del nord come quelli del sud, devono le loro origini ai cani dell’Eurasia che hanno attraversato lo stretto di Bering accanto ai primi amerindi. Per provarlo, l’équipe di ricercatori californiani ha estratto il Dna da alcuni frammenti ossei trovati in siti archeologici precedenti all’arrivo degli esploratori del XV secolo. Hanno così potuto constatare che tutti gli esemplari canini avevano come padre il lupo grigio del Antico Mondo. Il fatto che dal punto di vista genetico siano così differenti, inoltre, testimonia che i cani arrivati insieme ai primi amerindi erano già molto diversi tra loro. Dal che si può concludere che la popolazione di cani nell’Antico Mondo, già 12.000-14.000 anni fa, era molto ampia e diversificata. Quindi nel corso degli anni, seguendo l’uomo, i cani si sono sparpagliati per il globo, differenziandosi poi reincrociandosi con esemplari domestici di altre regioni, arricchendo così la varietà genetica. Numerose razze di cane discendono probabilmente anche da vari incroci con specie selvatiche come lupi, coyote e sciacalli. Nell’antichità, per esempio, c’era l’abitudine di incrociare cagne domestiche con maschi selvatici: ancora oggi alcuni cani selvatici si accoppiano con lupi e coyote. Questi animali, come il dingo d’Australia, non sono antenati del cane domestico, ma animali tornati a vita selvatica. Lo spiega meglio il dottor Lucchini: «Molto spesso nel corso dell’addomesticamento, alcuni animali domestici sono scappati, si sono rinselvatichiti e hanno dato origine a nuove popolazioni. E l’uomo creò il cane Andando indietro fino all’epoca preistorica, si può immaginare che gli antenati del cane e gli uomini abbiano rapidamente imparato a trarre vantaggio l’uno dall’altro. Intorno ai bivacchi, si accalcavano gli ”antenati lupi”, forse rigettati dal branco, forse solo desiderosi di nutrirsi dei resti del pasto degli uomini. L’uomo, da parte sua, ha adottato cuccioli di lupo, che grazie al fenomeno dell’imprinting hanno potuto assimilarlo a un loro simile, sentendosi parte di un’unica famiglia. Per millenni, l’uomo ha esercitato su questi animali un’alta pressione di selezione dando luogo a una nuova specie: il cane domestico, facilmente addomesticabile. Dopo millenni di vita comune, l’uomo ha imparato a selezionare i caratteri compatibili con la convivenza: i cani sono diventati meno ombrosi, meno attaccati al territorio, meno predatori e aggressivi dei lupi. Insomma, hanno imparato a sopportare la cattività. A spiegare le differenze comportamentali sarebbero in parte gli ormoni: il cane è un lupo il cui sviluppo si è bloccato ai primi anni di vita. I cani rimangono così molto adolescenti: non si comportano mai come veri canidi maturi. Un lupacchiotto è giocherellone, addattabile, più socievole con le altre specie. Da adulto, così come un ibrido cane-lupo, può essere in parte addomesticato, fino a imparare alcuni ordini ma non obbedirà mai se ha paura, se si sente in pericolo oppure quando semplicemente si stufa di giocare. Per i lupi adolescenti, però, è importante obbedire ai vecchi del branco, ma allo stesso modo è fondamentale diventare indipendenti. Dice Vittorio Lucchini: «La necessità di dover affrontare la vita selvatica ha selezionato nel lupo le caratteristiche fisiologiche dell’aggressività, che mal si adattano alla vita a contatto con l’uomo».Altri studi hanno dimostrato interessanti differenze cognitive tra cani e scimpanzé, cani e lupi. I cani sarebbero più bravi a interpretare i segnali dell’uomo. L’équipe di Brian Hare, ricercatore del dipartimento di antropologia dell’Università di Harvard, ha studiato come gli animali usano le indicazioni dell’uomo per trovare cibo nascosto. Ha dimostrato che i cani usano indicazioni, quali uno sguardo verso un contenitore o un dito puntato, meglio dello scimpanzé e dei lupi. E questo è già vero nei cuccioli messi poco a contatto con l’uomo. quindi probabile, secondo gli autori di questa ricerca, che la capacità del cane di capire l’uomo sia innata e si rafforzi durante il processo di addomesticamento. Così gli animali addomesticati sono diventati sempre più abili a comunicare con l’uomo. Fino a diventare oggi fedeli compagni. Fin dall’antichità, l’uomo nomade e cacciatore ha usato il cane come guardiano e come compagno di caccia. Divenuto pastore sedentario, ha sfruttato il cane come conduttore del gregge. Ma oggi i cani svolgono le funzioni più disparate: aiutano le forze dell’ordine nella ricerca di droga e mine; vengono utilizzati come portaordini militari, guida per i cechi e per i portatori di handicap, bagnini. E spesso, i cani aiutano l’uomo nelle ricerche di vittime dopo terremoti e valanghe. Di tutt’altro genere il destino del lupo, sradicato dall’uomo in tanti paesi. All’inizio del secolo, esistevano più di trenta razze ma oggi molte sono da considerarsi estinte, come il piccolo lupo giapponese o il lupo bianco di Terranova. In Europa, il lupo è quasi sparito. Una delle popolazioni più importanti e maggiormente protette è quella italiana. Negli anni 1970, c’erano un centinaio di razze. Oggi siamo a circa 500, dalla Calabria alle Alpi occidentali. E alle porte di Roma, vicino a Tivoli, ne esiste addirittura un nucleo stabile. Adélaïde Robert Géraudel