Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Gli Aztechi avevano una concezione non lineare ma ciclica della storia, trasposizione terrena del mito dei cinque stadi della creazione
Gli Aztechi avevano una concezione non lineare ma ciclica della storia, trasposizione terrena del mito dei cinque stadi della creazione. Erano convinti che anche l’era in cui vivevano sarebbe stata, al pari delle altre, interrotta da una catastrofe. Eppure il loro impero, fiorito soprattutto nel XV secolo, non diede segno di cedimento quando arrivarono gli spagnoli. Anzi: nel 1502, Montezuma II era salito al trono succedendo ad Ahiuzotl. Dopo la prima spedizione militare, dedicata come tradizione alla cattura di prigionieri da sacrificare per l’insediamento, riprese l’iniziativa persa dal predecessore. E proseguì l’azione di rafforzamento della sua carica, quella di tlaotan. L’etichetta di corte si fece bizantineggiante. 500 soldati Ormai era circondato da un elaborato cerimoniale protettivo che lo isolava persino dai nobili. Si circondò di fedelissimi nobili cadetti tenuti al suo servizio quasi come ostaggio per impedire tradimenti e congiure. Uno scenario da basso impero? Neanche per sogno. Montezuma II fu abile condottiero e le campagne che intraprese estesero sistematicamente il dominio tributario. Solo i pervicaci tarascani e gli abitanti di Tlaxcallan gli resistettero. All’arrivo di Cortés esisteva nei confronti dei dominatori un risentimento su cui l’ambizioso 34enne spagnolo (nobile decaduto e intrigante) fece leva per trovare alleati in loco. La spedizione partì nel gennaio del 1519 da Cuba alla volta dello Yucatán. Undici barche di medie grandezza, con oltre 500 soldati, 14 cannoni e 16 cavalli, il giorno di Venerdì Santo raggiunsero il luogo di quella che oggi si chiama Veracruz. Gli indigeni parlarono loro di un potente impero. Cortés brigò per avere da Carlo V mandato di conquistarlo scavalcando i suoi superiori. Poi convinse la popolazione dei Totonachi a catturare gli odiati esattori Aztechi. Quindi ne liberò alcuni perché tornassero a Tenochtitlan e comunicassero che era animato da buone intenzioni. Si avvalse della collaborazione di un frate spagnolo che parlava le lingue locali. In breve dispose di soldati ausiliari reclutati tra gli indigeni. Ma il permesso di visitare la capitale azteca, nonostante le ripetute e cortesi richieste, gli fu negato da Montezuma che era al pari di tutti gli altri impressionato dalla invincibilità della tecnica militare spagnola. Dal centro del lago, Cortés vide infine la leggendaria Tenochtitlan. Montezuma cercò di tenerlo a distanza arrivando a promettere tributi. Ma l’8 novembre, arrivò lo straniero. Montezuma lo accolse con doni e come tradizione fece spruzzare sangue umano sacrificale sugli ospiti. L’incontro fu cerimonioso e gentile. Pochi giorni dopo, Cortés fece prigioniero il tlaotan. L’arrendevolezza da parte di quest’ultimo è in parte un mistero. Cortés sostiene di essere stato identificato con la divinità Quetzalcoatl ma potrebbe trattarsi di un’invenzione a posteriori degli Aztechi per mitologizzare la sconfitta. Le statue degli dèi furono tolte dai templi sostituendole con la croce e immagini della Madonna. l’ultimo tlaotan La mancanza di castighi divini avvolse i nuovi arrivati in un alone di superiorità. Montezuma dichiarava guerra agli spagnoli quando, nell’aprile 1520, arrivò un esercito guidato da Pánfilo de Narváez inviato per rimettere in riga Cortés che aveva travalicato il mandato di esploratore. Cortés fece fuori de Narváez e prese il comando dei suoi uomini. Le epidemie si diffondevano a Tenochtitlan mentre montavano propositi di rivolta contro la guarnigione rimasta che aveva compiuto a tradimento un massacro di nobili. Montezuma, ancora praticamente prigioniero, fu ferito dalla sua stessa gente per le sue tattiche incomprensibili e considerate remissive. Morirà poco dopo in circostanze sospette, probabilmente ucciso dagli spagnoli. Il successore, Cuitlahuac, sarà ucciso dal vaiolo. Nel dicembre 1520, l’esercito spagnolo si era ripreso e tornava a Tenochtitlan. Per alti passi, portò con sé 13 brigantini smontati costruiti a Tlaxcallan. Le truppe indigene ausiliarie soverchiavano numericamente gli Aztechi. Nell’aprile successivo, l’accerchiamento finale. Con la cattura di Cuauhtemoc, ultimo tlaotan, il 13 agosto 1521 si infranse ogni resistenza.