Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Il documento su cui Galarza iniziò a lavorare per tentare di risolvere il mistero della lingua azteca scritta fu il cosiddetto Codex Mendoza un manoscritto oggi conservato alla Bodleian Library di Oxford
Il documento su cui Galarza iniziò a lavorare per tentare di risolvere il mistero della lingua azteca scritta fu il cosiddetto Codex Mendoza un manoscritto oggi conservato alla Bodleian Library di Oxford. Il codice, realizzato per ordine del viceré Don Antonio Mendoza e destinato al re di Spagna, tratta della storia e delle imprese guerriere degli Aztechi dalla fondazione della loro capitale Tenochtitlan, l’attuale Città del Messico, fino all’arrivo degli Spagnoli durante un periodo durato 194 anni. La prima pagina narra i fatti avvenuti nei primi 51 anni dopo la fondazione di Tenochtitlan e la sua decifrazione, che richiese circa trent’anni di lavoro, dimostrò che le immagini dipinte racchiudevano, in realtà, un lungo testo rimasto fin ad allora sconosciuto e che incomincia con la frase «Su questa pagina scritta c’è un calcolo cronologico di quattro tredicine di anni...». Al centro della pagina una grande aquila che si posa su un cactus-nopalli evoca l’antica leggenda della fondazione di Tenochtitlan secondo la quale gli Azetchi avrebbero dovuto costruire la loro capitale nel punto in cui un’aquila si fosse posata su un grande cactus. Il nome di Tenochtitlan è trascritto dai glifi che rappresentano la pietra te(tl)+il frutto del cactus noch(tli)+ i suffissi ti + tlan espressi dai due rami del cactus e che significano «distanza» e «abbondanza». Come si può notare, la lingua degli Aztechi era difficile. Non a caso, gli scriba Aztechi si chiamavano tlacuilo parola che sigifica «colui che scrive e dipinge» e dedicavano lunghi anni all’apprendimento del complicato sistema di scrittura della lingua azteca. Per diventare tlacuilo bisognava essere dotati per il disegno e la pittura e solo coloro che dimostravano di possedere queste doti erano avviati fin da piccoli all’esercizio di questa professione.