Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Si dice che gli aztechi fossero rimasti all’età della pietra: una raffinata (per molti aspetti) civiltà dell’età della pietra, però
Si dice che gli aztechi fossero rimasti all’età della pietra: una raffinata (per molti aspetti) civiltà dell’età della pietra, però. Non conoscevano metalli a parte l’oro. E neanche il tornio (ma il loro vasellame in terracotta era comunque di pregevole manifattura). La bilancia coi piatti non esisteva e neanche la volta in architettura che invece era nota ai Maya come testimoniano alcune tombe. Per quando riguarda la ruota, la questione è più incerta. In alcuni giocattoli è stata trovata qualcosa di simile a una ruota, ma perché nella vita quotidiana adulta niente? Intanto, non esistevano animali da soma. Cavallo, muli e asini saranno introdotti dagli spagnoli. Inoltre gli impervi sentieri di montagna che circondavano il bacino dell’altipiano non erano percorribili con un carro. Ma se il trasporto era un nodo cruciale dell’economia azteca con fitti commerci e tributi con il resto dell’impero e anche oltre, come si ovviava? Venivano impiegati gli esseri umani. Naturalmente, i portatori erano uno degli ultimi gradini della piramide sociale. Al vertice di quest’ultima stava il tlaotan (Motecozuma II sarà, in pratica, l’ultimo). IL RE dei SACERDOTI e dei militari Poi i nobili (dieci per cento circa del totale), detti pipiltin. E il resto della popolazione. Commercianti e artigiani godevano di una buona posizione, e formavano corporazioni. I contadini non erano legati alla terra se non da un vincolo di consegnare al padrone parte del raccolto. In fondo alla piramide, la categoria dei servitori: non erano schiavi a vita ma magari relegati in quel ruolo per problemi di debiti. I guerrieri, alla pari dei sacerdoti, erano una casta composta in gran parte di nobili ma non esclusivamente. A un certo punto, si chiusero le porte di accesso alla casta per evitare l’affollamento soprattutto in seguito alle vittoriose campagne militari che producevano una quantità di meritevoli di elevazione. La condizione del tlaotan (signore, sovrano, imperatore o come lo si vuole chiamare), ereditaria ma non necessariamente per linea diretta, diventò di sempre maggiore isolamento e distanza. Non solo rispetto alla gente comune ma anche agli altri nobili. Quasi un dio in terra, tipo faraone. Nessuno poteva guardarlo negli occhi. Ogni tanto doveva ritirarsi dal palazzo del centro di Tenochtitlan e meditare in luoghi impervi per ispirare la propria condotta di capo. Era capo della casta sacerdotale e di quella guerriera. I MERCANTI-SPIA Figura interessante, i mercanti-spia, i naualoztomeca. Si infiltravano tra le popolazioni nemiche, di cui magari parlavano la lingua e ne approfittavano per riferire come, quando e dove attaccare. Erano pagati dallo Stato. Tra i generi di commercio più diffusi, oltre alle spezie e manufatti preziosi (ventagli, coltelli, monili eccetera), coperte, stuoie e ceste. I sandali sono, nell’iconografia, azteca status symbol altolocato. Se in una scultura (o pittura) c’erano i sandali, il soggetto era aristocratico o al limite anche una divinità. Non c’era quasi dio che non avesse i sandali. I contadini camminavano scalzi. Le donne non erano particolarmente discriminate, come per esempio tra le tribù amazzoni, anche se non si può certo dire godessero della parità dei diritti. Erano parte attiva in alcuni riti (della fertilità, per esempio) e tenute in grande considerazione perché madri dei guerrieri, cioè di coloro cui era legata la sorte dell’impero e che venivano mitizzati tipo eroi greci. Quando nasceva un figlio, la levatrice faceva urla di guerra e diceva che la donna aveva catturato un guerriero. Il cordone ombelicale veniva sepolto in battaglia per i maschi e presso il focolare domestico per le donne. Il tlaotan era consigliato nelle decisioni. Nell’esercito, il consiglio era composto da quattro nobili, assimilabili ai nostri generali: tlacochcalcatl, tlaccatecatl, etzhuanhuanco e tillancalqui. Non esisteva un esercito permanente e i membri del Consiglio dei quattro erano fratelli o parenti stretti del tlatoani. Uno di loro, di solito il tlaccatecatl, era l’erede legittimo. Le regole suntuarie erano molto severe. Chi indossava abiti distintivi di una categoria di cui non faceva parte era punito.