Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Questa è la sinistra descrizione dei sacerdoti aztechi, come apparvero al conquistador Bernal Diaz del Castillo quando entrò nel recinto sacro: «Indossavano mantelli neri simili a tonache e lunghe vesti fino in fondo ai piedi
Questa è la sinistra descrizione dei sacerdoti aztechi, come apparvero al conquistador Bernal Diaz del Castillo quando entrò nel recinto sacro: «Indossavano mantelli neri simili a tonache e lunghe vesti fino in fondo ai piedi. Alcuni avevano cappucci simili a quelli dei canonici, mentre altri ne avevano di più piccoli che ricordavano quelli dei domenicani; i loro capelli erano lunghi fino ai fianchi, e alcuni arrivavano addirittura fino alle caviglie. I capelli erano coperti di sangue e arruffati al punto da non poter essere districati, le orecchie erano invece mozzate in segno di penitenza, mentre le unghie erano molto lunghe. Odoravano di zolfo e avevano un altro cattivo odore simile a quello delle carogne. Erano i figli dei capi e non frequentavano le donne. In certi giorni digiunavano; personalmente ho visto loro mangiare solo midolli di semi. Sembra che fossero molto pii e che conducessero una vita retta». La mutilazione alle orecchie era dovuta alle ferite che i sacerdoti si infliggevano con spine di cactus per offrire anche il proprio sangue. Se ne facevano (pare) anche nel pene. Quanto al sacrificio, poteva essere di massa o individuale. Quando era individuale, la vittima veniva venerata alla stregua della divinità cui sarebbe stata sacrificata e viziata con ogni bene per un anno. Con un coltello sacrificale, gli veniva aperta la cassa toracica ed estratto il cuore che, al pari del sangue ed ancora pulsante, veniva messo in un apposito contenitore come offerta agli dei. Poi il corpo veniva scagliato giù dal tempio. Nei 40 giorni prima della semina, c’era la trance sciamanica del sacerdote con Xipe-Totec, «Nostro Signore dello Scuoiamento», raggiunta indossando la pelle di una vittima, dalla faccia ai piedi. Si praticavano inoltre riti nelle case, con sacrifici più modesti (come quaglie) e offerte votive ad altarini domestici.