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 2003  novembre 22 Sabato calendario

Gli Aztechi non avevano animali da soma. I lavori pesanti erano svolti dagli strati sociali più bassi

Gli Aztechi non avevano animali da soma. I lavori pesanti erano svolti dagli strati sociali più bassi. Oltre al tacchino (che in Europa non esisteva) e all’anatra, l’unico animale domestico era il cane, che non aveva solo la funzione di compagnia e guardia del cortile ma avrebbe accompagnato il padrone nel viaggio dell’aldilà. Per questo motivo, accanto ai cadaveri erano posti dei simulacri cinomorfi. I cani in carne e ossa, fortunatamente, venivano risparmiati. TUTTO ERA SOPRANNATURALE Ma altri animali, soprattutto le quaglie, erano vittime designate per i sacrifici. Tutto, secondo gli Aztechi, era soprannaturale, anche la natura. Il serpente era il simbolo di rinnovamento perché cambia pelle ed era per ciò considerato propiziatorio dei raccolti. Così come il rospo, che compariva al tramonto negli invocatissimi giorni di pioggia. Il coyote era il simbolo della potenza sessuale. Il giaguaro dell’élite guerriera, dunque del valore in battaglia. Del resto era il predatore più potente. Il coniglio rappresentava l’ubriachezza e l’ebbrezza in genere, come da noi la scimmia. Le molte sculture zoomorfe ritrovate tra i reperti Aztechi, tra cui una statua di scimmia incinta rinvenuta a Città del Messico durante gli scavi per una stazione della metropolitana, testimoniano del rapporto di partecipazione col mondo naturale, venerato, temuto ed esorcizzato attraverso i suoi simulacri di pietra. Le cavallette devastarono le coltivazioni del bacino provocando, in più di un’occasione, gravissime carestie in un territorio già di per sé arido e che offriva mais, fagioli, zucche, peperoncino, amaranto. Animali sconosciuti all’universo zoologico azteco compaiono nelle sculture realizzate dopo la conquista di Tenochtitlan da parte dei messicani. Come l’aquila bicefala degli Asburgo (Massimiliano d’Austria diventerà imperatore del Messico nel XIX secolo), o il leone. Oltre all’aquila e al cactus, nel mito della migrazione c’è una pianta. All’inizio dello spostamento che ebbe luogo l’anno primo Selce, dopo un tratto non molto lungo gli Aztechi si fermarono sotto un albero per consumare le loro provviste. Misteriosamente l’albero cadde e gli Aztechi lo presero come cattivo presagio: cioè come esortazione della divinità a non proseguire aspettando. Di qui in poi prenderanno il nome mexica ed è probabile che il mito della pianta sia stato creato per giustificare a posteriori una divisione all’interno delle tribù che lasciarono Aztlan: alcune proseguirono, quella eletta attese vicino al tronco caduto. Dal cactus, altra pianta cui gli Aztechi sono legati, ricavavano una bevanda alcolica, il Pulque, e le spine per flagellarsi. PESCI PER TAGLIARE I pesci erano il modello per dare forma alle lame dei coltelli, in particolare quelli sacrificali, che venivano costruiti con manici di legno e lame di ossidiana, minerale vetroso di origine vulcanica che, essendo nero e avendo un grande potere riflettente, veniva usato per costruire specchi per osservare le eclissi. L’eclisse era considerata possibile alla fine del ciclo giorno-notte: occorreva fare sacrifici per far sì che tornasse a splendere il sole. I sacrifici avevano la funzione di regolazione climatica, una specie di termostato sanguinarissimo, come ha ironizzato Alberto Arbasino in Trans-Pacific Express. L’agricoltura, fonte primaria di sostentamento, necessitava del resto di stagioni propizie. Le chinampas, rettangolari, erano gli appezzamenti tipici. Erano perimetrate dai canali e costeggiati dagli filari di alti salici che con le loro lunghe radici stabilizzavano il terreno. Le popolazioni sottomesse contribuivano al fabbisogno alimentare fornendo tributi anche in natura. Come forma primitiva di denaro, si usavano semi di cacao, pianta che veniva da sud, e polvere d’oro. Sempre di provenienza sudamericana, le coloratissime piume di uccelli tropicali (soprattutto pappagalli) erano utilizzate per l’ornamento e il vestiario dei nobili: sia per i ventagli (segno di distinzione oltre che efficace rimedio contro il caldo) che nei mantelli.