Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
Il cuore dell’universo spirituale azteco era il Templo Mayor. Tutti lo davano per scomparso. Nel 1978, operai che compivano lavori di manutenzione alla rete elettrica di Città del Messico scoprirono una imponente scultura
Il cuore dell’universo spirituale azteco era il Templo Mayor. Tutti lo davano per scomparso. Nel 1978, operai che compivano lavori di manutenzione alla rete elettrica di Città del Messico scoprirono una imponente scultura. Ripetuti sopralluoghi rivelarono i resti del tempio sepolto che si credeva fosse stato trasformato nella cattedrale della capitale. Il Templo Mayor dominava Tenochtitlan, così come un tempio dominava Tula, centro tolteco. Era una piramide fatta di blocchi degradanti verso la vetta dove si trovavano due picchi gemelli: uno dedicato a Tlaloc, dio della pioggia, l’altro a Huitzilpochli, divinità che aveva protetto mitica migrazione degli Aztechi fino al cactus. Il tempio era ricoperto di stucchi e dipinto. C’erano varie sculture di serpente, spesso a sonagli. Bracieri di dimensioni considerevoli e pregevole fattura teomorfa emanavano profumo d’incenso. Il Templo Mayor subì sei ampliamenti. E per l’inaugurazione di ciascuno, sacrifici di massa con vittime prese tra i prigionieri delle battaglie con le popolazioni confinanti. Concepite appositamente per questo scopo, si chiamavano battaglie floreali, per via dei variopinti costumi indossati. Durante queste battaglie, l’élite guerriera, famiglia reale compresa, poteva venire catturata e i sacrifici non erano efferatezza esclusiva degli Aztechi. La piramide del tempio conteneva, all’interno di cassette votive, una grande quantità di offerte: artigianato ma anche oggetti di valore simbolico come lische di pesce provenienti dalla costa o reperti di culture scomparse (si parla appunto degli Aztechi come del primo popolo archeologo). Nel recinto sacro del Templo Mayor, c’era anche il campo per il gioco della palla. Di forma rettangolare, era circondato da pareti digradanti contro cui i partecipanti scagliavano la palla cercando di centrare due cerchi. Non esisteva racchetta, si poteva colpire solo con testa e fianchi la dura sfera di caucciù. Al gioco era attribuita la funzione di propiziare il regolare moto cosmico del Sole. Nel recinto sacro si trovava anche il tempio dei teschi delle vittime sacrificali, migliaia di teschi.