Antonio Armano e Vito Tartamella, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 22 novembre 2003
La civiltà azteca era decisamente urbanizzata. Alla fine della loro lunga e tormentata migrazione, scandita da segni premonitori e da una sosta a Tollan (Tula) e Chapultepec come prigionieri, agli Aztechi, finalmente vittoriosi, furono concesse dalle popolazioni locali, per insediarvisi come ultimi arrivati, isolette ricoperte di canne e fuori mano nel lago Texcoco
La civiltà azteca era decisamente urbanizzata. Alla fine della loro lunga e tormentata migrazione, scandita da segni premonitori e da una sosta a Tollan (Tula) e Chapultepec come prigionieri, agli Aztechi, finalmente vittoriosi, furono concesse dalle popolazioni locali, per insediarvisi come ultimi arrivati, isolette ricoperte di canne e fuori mano nel lago Texcoco. Secondo la profezia di Huitzilopchtli, la divinità che li aveva protetti durante la migrazione, avrebbero visto, nel luogo del loro futuro insediamento, una fonte. E accanto alla fonte, abbeverarsi meravigliosi animali bianchi e alberi. E inoltre un enorme cactus cresciuto sul cuore che Huitzilopchtli aveva strappato (secondo il mito) all’azteco traditore Copilli. Su quel cactus, si sarebbe posata un’aquila gigantesca e avrebbe fatto il nido. IL SIMBOLO DEL MESSICO Il motivo dell’aquila e del cactus sarebbe in seguito diventato simbolo del Messico e oggi è lo stemma nazionale. L’altipiano dove sorge Tenochtitlan è situato a 2.240 metri di altitudine. Il bacino non era servito da veri e propri fiumi e dunque risultava piuttosto arido. In gran parte era occupato dal lago, poco profondo e acquitrinoso, che aveva la lunghezza massima di 70 chilometri, alimentato a nord da sorgenti e a sud da torrenti. Con la conquista spagnola, sarà riempito di terra anche utilizzando rovine di Tenochtitlan. A nord, nel lago c’era acqua salata e a sud quella dolce. La città sorgeva su un arcipelago, un po’ come Venezia, mentre le coste erano fittamente occupate da insediamenti di varie dimensioni. Tre strade rialzate la collegavano alla terraferma. Il trasporto verso la costa avveniva principalmente con canoe. L’impero azteco è stato descritto come una rete di città tributarie sottoposte o alleate in modo più o meno diretto e abitate da altre tribù che capivano o parlavano il nahuatl come seconda lingua. Oltre a Tenochtitlan, gli Aztechi vivevano anche a Tlatelolco che era di dimensioni più ridotte ma d’impianto urbanistico simile e vantava un enorme mercato che impressionò gli spagnoli. Il complesso architettonico principale di Tenochtitlan era il Templo Mayor col suo recinto sacro. Poi il Palazzo di Montezuma II, il Palazzo di Axayacatl, il Palazzo di Montezuma I e il porto. Tenochtitlan era strutturata in quattro quartieri principali, disposti intorno al Templo Mayor e che ancora si possono intravedere nella disposizione urbanistica di Città del Messico. Allo stesso modo, i canali e le strade più importanti sono diventate le arterie principali della capitale messicana. I templi furono distrutti e smontati pietra per pietra dopo la conquista, le statue a riempire i canali. Nella zona del Templo Mayor, all’interno del recinto sacro, c’erano tanti altri templi minori dedicati a diverse divinità, alcuni riservati ai guerrieri di alto rango, contraddistinti dal simbolo dell’aquila e del giaguaro. Gli edifici della nobiltà, compreso naturalmente i templi, erano decorati con fregi e sculture e presentavano vari colonnati a imitazione dei toltechi. 150mila abitanti Gli spagnoli furono impressionati non solo da questi sontuosi edifici ma anche da quelli abitativi, cioè dalle tante case in muratura con più piani, sempre a tetto piatto. E anche dai numerosi giardini. Tenochtitlan contava almeno 150mila abitanti (ma c’è chi dice il doppio), che affollavano il mercato e il dedalo di strade rendendole brulicanti. Uno dei commerci che colpì gli spagnoli era quello di vasi di sterco umano come fertilizzante. La rete viaria era un po’ irregolare e sempre ispirata al modello rettangolare. Lungo le strade si trovavano le aree abitative, recintate o perimetrate da un muro, dentro le quali c’erano una o più case, tipo le nostre villette a schiera. Le famiglie che ci abitavano erano di solito imparentate tra loro. La vita domestica avveniva per terra, su stuoie e nei quartieri periferici queste case erano di fango con tetto di paglia. Dietro i terreni edificati, c’erano chinampas, strisce di terra irrigate che però non bastavano a garantire l’autosufficienza alimentare di Tenochtitlan. Più ci si avvicinava al centro della città, più la densità degli edifici aumentava e scomparivano le ruraleggianti chinampas.