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 2003  novembre 20 Giovedì calendario

Tanto belle quanto crudeli. Eccellenti cavallerizze, abilissime arciere, indomite guerriere, fieramente amazzoni

Tanto belle quanto crudeli. Eccellenti cavallerizze, abilissime arciere, indomite guerriere, fieramente amazzoni. Il popolo delle donne-soldato che in 3.500 anni ha mantenuto intatto il suo fascino. Le nomadi che tennero testa all’impero egiziano, che parteciparono alla conquista di Troia, che imperversarono nell’Asia Minore cavalcando a pelo e cacciando con arco e frecce con il capo coperto da un cimiero a pennacchio. Appartengono al mito e alla storia. Perché molti popoli antichi le hanno viste, ma loro non hanno lasciato nessun documento. «Il diverso non ha mai scritto di sé ma a parlarne è la cultura dominante» spiega Vanna De Angelis, autrice del libro Amazzoni (Edizioni Piemme). «Sono i Greci a trattare di loro». E più che al mito, per la scrittrice milanese, le indomite guerriere fanno parte della storia. «Perché in una società patriarcale come quella ellenica si sarebbe dovuto inventare di sana pianta l’idea di un popolo costituito da sole donne? Per giunta temibili condottiere? Proprio i greci che consideravano la donna totalmente subalterna all’uomo». Il primo a parlare delle amazzoni fu Omero nell’Iliade. Il poeta greco racconta che furono alleate di Priamo nella guerra di Troia. Ma non fu il solo. Tra gli storici anche Pompeo Trogo, Diodoro Siculo, Apollonio Rodio, Strabone, Virgilio, assecondano l’esistenza di questa comunità. Sarebbero state loro a fondare importanti città dell’antichità, da Temiscira (edificata sulle rive del fiume Termodonte intorno al 1500 a. C.) a Efeso, Smirne e Cuma. a unirle fu l’istinto di sopravvivenza Intorno al 2000 a. C. (inizio età del bronzo), tribù nomadi scite (ceppo da cui probabilmente le amazzoni discendono), conquistarono l’Asia e si fermarono ai confini della Cappadocia, dopo violente guerre con l’impero egiziano di Sesostri il Conquistatore. Ma gli Sciti, stirpe fiera e combattiva, rimasero vittime del loro stesso sangue. I popoli che avevano sottomesso si ribellarono. In un sanguinoso eccidio furono sterminati. Alle loro donne non restò che contare i propri morti e continuare a vivere. Grazie al coraggio e alla fierezza che avevano ereditato dai mariti diventarono guerriere. Crudeli e spietate per necessità, per indole e per sorte erano nate dalla guerra, dal sangue dei loro uomini. D’allora costituirono un regno tutto al femminile in cui gli uomini non erano ammessi. una società di donne libere e indipendenti Le amazzoni conoscevano il segreto della fecondazione in tempi in cui si credeva che fosse la terra a generare gli esseri viventi, per l’intervento delle acque e dei venti. Fino al termine del matriarcato, l’umanità non riconobbe nell’accoppiamento il principio del concepimento. Le amazzoni ”usavano” gli uomini per la riproduzione nei mesi primaverili (aprile e maggio). I rapporti avvenivano di notte e al buio, così si sarebbe ridotto al minimo il rischio di una conoscenza più profonda tra gli amanti. Né la loro avversione per il genere maschile incoraggiava rapporti omosessuali. «Le fonti non parlano in alcun modo di episodi saffici tra le amazzoni» spiega la De Angelis «Al contrario è indubbio che avessero un rapporto molto disinvolto con gli uomini». Per la comunità era importante crescere numericamente: ecco perché le nuove nate venivano accolte con entusiasmo, sarebbero diventate anche loro delle guerriere. Un destino meno roseo spettava invece ai figli maschi. Secondo quanto raccontano Strabone e Diodoro, alcuni erano uccisi (affogati nel fiume Termodonte), mentre altri erano soggetti a mutilazioni fisiche per impedire che fossero competitivi. In quest’ultimo caso però venivano preservati nella mascolinità: «Gli storici raccontano che erano nutriti con cibi afrodisiaci, perché unissero alla potenza sessuale una grande fantasia erotica» dice De Angelis. l’educazione impartita alle figlie Per le bambine la crescita era finalizzata al futuro da guerriere. Venivano alimentate con latte di giumenta. Cibo non privo di significato: sarebbero vissute a contatto con il cavallo e quel latte avrebbe permesso loro di assimilare l’equinità. Dopo lo svezzamento l’alimento principale diventava la carne cruda di animali selvatici, per favorire l’aggressività. A otto anni alle piccole amazzoni veniva amputata la mammella destra, con un ferro rovente o una lama affilata, per facilitare il tiro con l’arco e l’arte della guerra. A-mazos o a-mastos in greco significa infatti «priva di mammella». Nella cultura ellenica, la parte destra esprimeva la mascolinità: il taglio del seno destro simboleggiava l’eliminazione violenta della parte maschile per esaltare quella femminile. Così raccontano i Greci, anche se la prima amazzone avvistata e descritta in epoca moderna appare diversamente allo spagnolo Francisco de Orellana, luogotenente del conquistador Gonzalo Pizarro. Nel 1542 l’esploratore stava percorrendo il Rio delle Amazzoni (che ancora non era stato battezzato come tale). Navigò per giorni insieme con cinquantasette soldati risalendo il fiume. Fino a quando si avvicinò a una riva fangosa. Davanti a loro c’erano alcuni uomini di piccola statura e dai capelli scuri. E soprattutto, bella, muscolosa, fiera c’era un’amazzone. Sguardo duro e tratti dolci, seno procace e un perizoma che le nascondeva il sesso, impugnava le sue armi e osservava le mosse degli stranieri. Orellana battezzò il fiume più grande del mondo con il nome delle donne guerriere. Le comunità amazzoni si svilupparono in diverse epoche e in tutto il mondo (tranne l’Oceania). Per 3000 anni hanno battuto in sella ai loro cavalli i territori di almeno quattro continenti, adottando usi e costumi dei luoghi in cui vivevano e mantenendo in comune le conoscenze sciamaniche. La regina era la sacerdotessa custode dei segreti della comunità (come l’arte di allevare e domare i cavalli) e dei riti divinatori, durante i quali veniva usato l’haschish per elevare lo spirito a nuovi stati di coscienza. Disprezzavano i commerci, ai quali preferivano la caccia. Né si può dire che amassero vezzi tipicamente femminili. Alla seta preferivano il cuoio dei loro semplici ma funzionali abiti. Non disdegnavano invece l’oro né i gioielli e le pietre preziose di cui, pare, fossero pieni i loro forzieri. La mitologia greca le farà nascere e scomparire: l’eroe greco per essere tale dovrà scontrarsi e annientare la forza bellica dell’amazzone. Bellerofonte, secondo il mito, le sterminerà nella pianura licia, vicino al fiume Xanto. Stanche delle lotte contro gli uomini, le amazzoni erigeranno un santuario ad Artemide, come rinuncia alla battaglia. Era avviata la pacificazione tra i sessi, la subordinazione all’ordine maschile. Florinda Cordella