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 2003  novembre 19 Mercoledì calendario

La spada nella roccia? Esiste. Altro che Excalibur e re Artù! Questa volta la leggenda è storia vera, o quasi

La spada nella roccia? Esiste. Altro che Excalibur e re Artù! Questa volta la leggenda è storia vera, o quasi. Siamo in Toscana, nel XII secolo. Il nostro eroe è Galgano, santo cavaliere, che dà nome a una delle più affascinanti abbazie italiane. La sua spada, infissa magicamente nella roccia più di 800 anni fa, è ancora visibile nel piccolo santuario di Montesiepi, accanto al quale venne eretta l’imponente abbazia di San Galgano. L’aspra e ricca campagna, avvolta da spesse brume invernali e battuta dal sole estivo, crea uno scenario suggestivo. Il tetto scoperchiato dell’abbazia con le sue nude colonne mangiate dal tempo aggiunge un tocco magico. La fondazione dell’abbazia è legata ai tempi d’oro del feudalesimo: l’ordine cistercense controllava il terreno circostante in un delicato gioco di equilibri con i potentati vicini, tra cui spiccavano Siena e Volterra. La ricchezza e la forza politica di un centro di culto dipendeva dal prestigio del suo santo e dai miracoli che poteva vantare. Era quindi vitale, proprio come accadeva per i grandi santuari dell’antica Grecia, incentivare il fervore popolare creando miti e leggende. E fu così che Galgano, un nobile della vicina Chiusdino, divenne santo a pochi anni della morte. La leggenda che lo riguarda riflette, come ha mostrato lo storico Franco Cardini, un ricco patrimonio folclorico che affonda le sue radici nell’immaginario cistercense, legato al culto di San Michele, e nella saga di re Artù che, proprio allora, cominciava a diffondersi in Italia. Secondo la tradizione, la madre di Galgano ricevette in sogno la visita dell’arcangelo Gabriele, che la indusse a far diventare il figlio cavaliere. Galgano, come ogni eroe, è quindi un eletto e, in particolare, in questo contesto feudale e religioso, un miles Christi, un cavaliere di Dio. La seconda visione giunge invece a Galgano: il giovane sogna un viaggio magico, ricco di simbolismi, che si conclude con l’ascesa a un colle ove gli viene ordinato di erigere un santuario per San Michele e gli apostoli. Questo sogno non è altro che la rappresentazione onirica di un viaggio nel mondo altro, che nei miti e nelle fiabe riproduce l’esperienza dei riti di iniziazione. E, come nei miti antichi, il sogno diventa realtà: un giorno il cavallo di Galgano si rifiuta all’improvviso di proseguire; l’eroe smonta, comincia a seguire l’animale ed è condotto su una collina, che riconosce come il luogo del suo sogno. Il giovane, infervorato dal miracolo, infigge nel suolo la spada. Ma qual è il significato di questo gesto? Consacrazione, devozione e appropriazione s’intrecciano in un gioco simbolico. La spada è un’arma, lo strumento con cui il signore afferma e mantiene il potere. Galgano è un cavaliere e, conficcando la spada nel suolo, si appropria della terra dove costruirà il santuario. Gli antichi facevano lo stesso conficcando una lancia. Con questo gesto Galgano strappa simbolicamente un luogo che lo circonda: la collina esce dal mondo onirico ed entra in quello reale della cultura. Al tempo stesso, però, visto che la forma della spada richiama quella della croce, col suo gesto consacra il luogo a Dio. Fra san francesco e san michele Siamo nell’epoca delle crociate e questo gesto ricorda che la croce, attraverso la spada, conquista e converte le terre selvagge e senza Dio. Non solo. Galgano consacra anche se stesso: di fronte all’evento miracoloso l’eroe si offre al Dio. Il cavaliere depone la sua arma, uscendo dalla logica terrena della violenza, proprio come il contemporaneo San Francesco esce da quella del denaro, spogliandosi delle sue ricche vesti. Non c’è però un vero rifiuto della guerra, che sarebbe inconcepibile nella logica feudale. Galgano infatti col suo gesto si consacra come cavaliere di Dio: la sua arma viene simbolicamente posta al servizio del suo Signore. Galgano diventa un doppio di San Michele, santo protettore dei cavalieri (che aveva un importante santuario sul Gargano, toponimo molto simile al nome del nostro eroe): nei suoi miracoli Galgano sembra prediligere i soldati che, secondo la tradizione, salva dagli agguati. Siamo insomma nel cuore dell’immaginario feudale: la spada e la croce si sovrappongono e si sostengono a vicenda. In realtà questa logica simbolica, che intreccia segni di fede e strumenti di potere, rituali religiosi e istituti giuridici, è tipica di ogni civiltà guerriera e quindi già presente nel mondo antico. Come infatti nel Medioevo le armi potevano consacrare alcune cerimonie (i cavalieri erano investiti da un tocco di spada), così nel mondo greco e romano si ricorreva alle lance per consacrare giuramenti o perfezionare contratti. Non solo. Nella città greca di Cheronea si venerava uno scettro che era anche una lancia ed era considerato una sorta di doppio magico di Zeus e di Agamennone. Il bellicoso popolo degli Sciti venerava invece la spada del dio guerriero Batraz, che, infissa su cataste di legna, riceveva addirittura sacrifici umani. Marxiano Melotti