Nico Valerio Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 19 novembre 2003
«Le molecole create dall’uomo sono sottoposte a limiti, ma non quelle della natura» sottolinea il farmacologo Silvio Garattini, a cui si deve riconoscere il coraggio dell’anticonformismo
«Le molecole create dall’uomo sono sottoposte a limiti, ma non quelle della natura» sottolinea il farmacologo Silvio Garattini, a cui si deve riconoscere il coraggio dell’anticonformismo. «In futuro» spiega Garattini, «proprio l’ingegneria genetica potrebbe salvarci dai fitofarmaci naturali delle piante. Si potrebbero per esempio creare delle piante alimentari o aromatiche senza estragolo o limonene cancerogeni». La prospettiva di consumare alimenti geneticamente modificati non deve scandalizzare: il Dna di alcune specie come la Mentha cambia continuamente, creando addirittura problemi di identificazione ai botanici. E noi mangiamo con gusto sia pomodori di Pachino, prodotti recentemente dai genetisti italiani, sia i broccoli, creati secoli fa dagli Etruschi modificando la legnosa pianta del cavolo selvatico (Brassica sylvestris). Purtroppo le biotecnologie applicate all’agricoltura sono ancora agli albori e poco accettate da un’opinione pubblica che è spesso tenuta all’oscuro delle vere possibilità offerte dalla tecnologia. [N.V.]