Lucrezia Dell’Arti Macchina del Tempo, gennaio - febbraio 2003 (n.1), 19 novembre 2003
Nell’era in cui gli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) infuocano un po’ tutti, dai politici alla stampa, ci sono prodotti che per migliorare, non hanno bisogno di alcuna modifica apportata dall’uomo: gli agrumi
Nell’era in cui gli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) infuocano un po’ tutti, dai politici alla stampa, ci sono prodotti che per migliorare, non hanno bisogno di alcuna modifica apportata dall’uomo: gli agrumi. In queste specie le mutazioni genetiche naturali sono talmente frequenti che ogni varietà si modifica nel corso degli anni, talvolta creandone di nuove. All’uomo non resta che selezionare e commercializzare quelle che meglio si adattano a certi climi, che più resistono alle malattie o semplicemente con i frutti più gustosi. Di questo si occupa, dalla fine degli anni ’60, il Centro di ricerca agronomica di San Giuliano (www.corse.inra.fr/sra/sra.htm), in Corsica, una quarantina di chilometri a sud di Bastia, nato dalla collaborazione tra l’Istituto nazionale francese per la ricerca agraria (INRA) e il Centro di cooperazione internazionale di ricerca agronomica e sviluppo (Cirad). Oggi il centro vanta una collezione di 1.142 varietà di agrumi, quarta al mondo dopo quelle di Florida, Giappone e Spagna. Ci sono tre modi per migliorare le varietà di agrumi: sviluppare le modificazioni spontanee; incrociare due varietà o addirittura due specie. Nel primo caso può succedere che sul ramo di una pianta già coltivata una mutazione genetica naturale dia origine a un frutto con nuove caratteristiche considerate interessanti. A questo punto si prelevano dal ramo le gemme della pianta, si piantano e si riproduce la pianta per vedere se i frutti sono effettivamente quelli che ci si aspettava. Se il risultato è soddisfacente, la pianta viene riprodotta per clonazione tagliando e trapiantando i rami. La trafila è lunga e può durare anche vent’anni, ma superati controlli sanitari e ricerche di mercato il prodotto arriva sul mercato. Una nuova varietà si ottiene anche in maniera mirata, fecondando una varietà con il polline di un’altra. L’incrocio tra due mandarini diversi può così dar vita ad una nuova varietà di mandarino. La terza possibilità è invece l’incrocio di due specie diverse per ottenerne una nuova. è il caso dell’ibridazione tra mandarino e arancio che ha dato il mandarancio. Questi metodi sono utilizzati da centinaia di anni e non prevedono nessuna manipolazione genetica come quella impiegata nel caso degli Ogm. Ci vuole invece una grande pazienza ed esperienza. L’ibridazione può essere casuale, ma viene solitamente pianificata e programmata dai selezionatori. Quando, per esempio, si vogliono unire in un’unica varietà le caratteristiche di due agrumi si fecondano manualmente, si recuperano e si piantano i semi. Una volta germogliati, si analizzano le cellule delle foglie sperando che i loro nuclei contengano un numero dispari di coppie di cromosomi. Questa disparità produce infatti piante con frutti senza semi. Quale che sia il metodo adottato, ciò che conta veramente è riuscire ad avere moltissime varietà diverse di agrumi, così da disporre di più combinazioni possibili per poter selezionare i frutti migliori. I centri di miglioramento delle piante di tutto il mondo sono perciò sempre in comunicazione tra loro, ma le norme sanitarie per l’accettazione di una pianta in un centro sono severissime. Coltivata insieme alle altre, una pianta malata potrebbe innescare un’epidemia, distruggendo il lavoro di anni di selezione nel giro di poche settimane. Non a caso il centro di San Giuliano applica le norme di quarantena più rigorose del mondo. Lucrezia Dell’Arti