Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  novembre 19 Mercoledì calendario

Nonostante le numerose prove scientifiche, gli archeologi greci non accettano l’identificazione della mummia con la principessa riminese

Nonostante le numerose prove scientifiche, gli archeologi greci non accettano l’identificazione della mummia con la principessa riminese. C’è forse una ragione nascosta? Nel 1464 Sigismondo Malatesta promosse una crociata in Morea che riportò a Rimini le ossa (tuttora murate nel fianco del Tempio Malatestiano) di Gemisto Pletone, simbolo della filosofia rinascimentale. Era un modo per affermare, con il linguaggio delle reliquie, i suoi diritti sul principato della cugina Cleopa. Recentemente il governo greco ha reclamato la restituzione di questi resti. Forse oltre il mar Ionio qualcuno teme che, riconoscendo l’identità italiana della mummia di Mistrà, la Grecia sia costretta a restituirla all’Italia in cambio dei resti di Gemisto? Può sembrare una questione di poco conto, ma va inquadrata in un contesto più ampio. Nell’ultimo anno la Grecia ha reclamato con forza la restituzione da parte del British Museum dei marmi del Partenone portati in Inghilterra da Lord Elgin. La logica delle restituzioni ai Paesi di origine ha allarmato i grandi musei e avviato un dibattito sul rapporto tra uso nazionale dei beni culturali e loro fruizione come espressione di un patrimonio universale.