Roberta Mercuri, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 19 novembre 2003
L’Opificio delle pietre dure fu fondato nel 1588 per volere del Granduca Ferdinando I de’ Medici
L’Opificio delle pietre dure fu fondato nel 1588 per volere del Granduca Ferdinando I de’ Medici. Al tempo era popolato da arazzieri, orafi, ebanisti e artigiani che creavano oggetti preziosi esclusivamente per la corte: le suppellettili servivano a ornare regge e residenze estive, luoghi ufficiali quali il sepolcreto mediceo della Cappella dei Principi in San Lorenzo, oppure come doni per nobili e regnanti in visita a Firenze. Verso la fine dell’Ottocento, con la fine del Granducato e l’unità d’Italia, mancando i committenti, l’Opificio cominciò a trasformarsi in laboratorio di restauro. Attualmente dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è sede di una scuola di restauro e di un laboratorio scientifico e conta sessanta restauratori più una decina di archeologi, scienziati, storici dell’arte. Gli esperti, divisi in vari settori, si occupano della conservazione di quasi tutte le tipologie artistiche: sculture in pietra, marmo e in legno, mosaici, commessi di pietre dure, dipinti mobili e dipinti murali, bronzi, oreficerie, terrecotte, materiali cartacei, tessili, arazzi, materiali archeologici. Oltre alla Madonna del cardellino, uno dei pezzi più pregiati, attualmente in corso di restauro è la Croce di Rosano, la più antica creazione (prima metà del XII secolo) attribuita alla scuola di pittura fiorentina. L’opera, sempre appartenuta al monastero di Rosano, è giudicata unica per lo straordinario stato di conservazione: è ancora presente la vernice originale.