La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 19 novembre 2003
L a tavoletta d’avorio che vedete a destra (nei suoi due lati), potrebbe essere la più antica rappresentazione del cielo notturno trovata finora
L a tavoletta d’avorio che vedete a destra (nei suoi due lati), potrebbe essere la più antica rappresentazione del cielo notturno trovata finora. L’ipotesi è stata avanzata da Michael Rappenglueck, dell’Università di Munich. Trovata nel ’79 in Germania, è un piccolo osso di mammut (38 x 14 x 8 millimetri) di 32.500 anni fa, lavorato su entrambi i lati. Davanti porta incisa la figura di un uomo, con le braccia in alto e le gambe aperte, la sinistra più corta della destra. In basso sembra esserci una spada. Secondo Rappenglueck, che ha simulato al computer il cielo di 30mila anni fa, la posizione, le proporzioni dell’uomo, con la sua vita stretta, e la spada tra le gambe, corrispondono alle stelle della costellazione di Orione. Sul retro e lungo lo spessore, invece,ci sono 68 tacche che potrebbero rappresentare un primitivo «calendario di gestazione», deputato a indicare il giorno del parto di una donna incinta. Sessantotto, fa notare il ricercatore tedesco, è il numero che deve essere sottratto a un anno per trovare il numero medio di giorni della gestazione umana, e non può essere un caso. Ma è anche il numero di giorni in cui è visibile Betelguese, la più brillante tra le stelle di Orione.