La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 19 novembre 2003
Trecentomila blocchi di pietra sparsi nella foresta cambogiana: era quanto restava del tempio di Baphuon, una delle meraviglie del complesso di Angkor (nella foto a sinistra), a Siem Reap
Trecentomila blocchi di pietra sparsi nella foresta cambogiana: era quanto restava del tempio di Baphuon, una delle meraviglie del complesso di Angkor (nella foto a sinistra), a Siem Reap. A distruggerlo quarant’anni fa furono gli archeologi francesi dell’école Française d’Extreme-Orient, convinti che fosse l’unico modo per salvarlo. La piramide in pietra calcarea, eretta nell’XI secolo, crollava a pezzi. Blocco dopo blocco la smantellarono con l’intento di ricostruirla, ma non fecero in tempo. Con l’arrivo della dittatura dei Khmer rossi, nel 1972 abbandonarono Angkor. La vegetazione, il sole e i monsoni avevano consumato le pietre. Così quando tornarono nel ’95, gli archeologi francesi, coordinati da Pascal Royér, si trovarono davanti al più grande puzzle del mondo. Con determinazione, senza potersi avvalere degli appunti che erano andati dispersi, hanno ripreso la ricostruzione. Così oggi il tempio sparpagliato nella giungla sta per tornare a toccare il cielo.