Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  novembre 19 Mercoledì calendario

Il primo gigante verde, il pino del Belvedere del Malvento, appare maestoso su una parete rocciosa a strapiombo, in un paesaggio aspro ed inquietante, disegnato dall’erosione della pietra calcarea

Il primo gigante verde, il pino del Belvedere del Malvento, appare maestoso su una parete rocciosa a strapiombo, in un paesaggio aspro ed inquietante, disegnato dall’erosione della pietra calcarea. Siamo a mezz’ora di cammino da Piano Ruggio di Viggianello (PZ). E vale davvero la pena di spingersi fin qui, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, per scoprirne il suo significativo emblema: il pino loricato. Una specie che proprio in questa zona si fa apprezzare in un cospicuo numero di esemplari quasi millenari, foggiati come enormi bonsai da secoli di intemperie, dai fulmini e dalle offese dell’uomo. Con i tronchi possenti e irregolari e poche fronde a bandiera, sviluppate nella direzione del vento predominante. Miracolosamente ancorati sulle creste più esposte, dove nessun altro albero riuscirebbe a crescere. monumentali campioni I grandi patriarchi, come vengono chiamati i pini loricati secolari da queste parti, crescono sparsi su tutto il massiccio del Pollino, e in località Serra di Crispo se ne trova un nutrito gruppo d’una ventina di esemplari: i Giganti. Raggiungono i 12 metri d’altezza e di ampiezza della chioma, e arrivano ad avere un tronco di 160 cm di diametro. Misure davvero eccezionali in un ambiente così difficile. Qual è il loro segreto? «Chi va piano va sano e va lontano». E i patriarchi se la prendono davvero comoda. Basti pensare che il loro tronco si ispessisce, in media, di appena uno-due millimetri l’anno. Ma non potrebbe essere altrimenti con un regime così spartano. «Questi colossi sono un miracolo della natura. Si spingono oltre il limite della vegetazione forestale d’alta quota, fino quasi fino ai 2.300 metri di altitudine e dimostrano eccezionali caratteristiche di resistenza», spiega Silvano Avolio, direttore dell’Istituto sperimentale per la selvicoltura di Cosenza, «sulle rocce calcaree del Pollino lo sbalzo termico fra il giorno e la notte è molto accentuato e raggiunge i 30 °C. Inoltre, queste alture sono battute da vento forte per buona parte dell’anno, l’inverno è rigido e l’estate è caldissima e arida. Non è dunque pensabile fare un confronto con le dimensioni degli alberi di montagna che crescono a 1.000-1.300 metri di quota. La crescita dei patriarchi è impercettibile. Gli anelli di crescita, che si osservano nella sezione del legno sono sottilissimi ed i 160 centimetri di diametro del tronco delle piante più vecchie sono una cosa eccezionale. I rilevamenti fatti dal Centro studi ecologici appenninici dimostrano che a questo diametro corrisponde un’età di circa 1000 anni, ma sicuramente esistono, nei dirupi irraggiungibili, pini di 1200-1300 anni. I pini loricati del Pollino sono veri monumenti naturali, un patrimonio inestimabile per l’intera umanità. In più appartengono a una specie (scientificamente Pinus leucodermis Antoine) che cresce solo in Calabria, in Basilicata e nei Balcani, ed è stata dichiarata «rara» dall’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura. trasformisti col cappotto Le chiome contorte e sofferte dei patriarchi, con molti fusti scortecciati e bianchi come scheletri, non sono tuttavia la norma. In ambienti meno difficili il pino loricato cresce diritto verso il cielo. Curiosamente molti pini loricati assumono una perfetta forma ad L, crescendo perfettamente in verticale fino a dove sono riparati dal vento e piegandosi poi bruscamente. In ogni caso, ciò che caratterizza a prima vista il pino loricato è la spessa corteccia di colore grigio argento, divisa in grosse placche pentagonali o esagonali lunghe 5-15 cm. Questa corteccia funge da cappotto, e protegge il legno dal vento gelido. giganti oltraggiati In tempi recenti, ripetuti atti vandalici hanno oltraggiato i giganti. Il più clamoroso, l’incendio doloso che nel 1993 (momento in cui si stava istituendo il Parco) ha fatto accasciare ”Zio Peppe”, il pino più fotogenico e fotografato che si conoscesse. Più indietro nel tempo, fino agli anni ’50 del secolo scorso, i patriarchi sono stati un sfruttati per giustificata necessità. Il loro legno è prezioso perché essendo intriso di resina, è assolutamente impermeabile, resiste al gelo e alla salsedine, ha un buon profumo che allontana i tarli e brucia lentamente producendo molta luce. «Su molti patriarchi sono ancora ben visibili i segni della slupatura, grosse piaghe scavate secoli fa dai pastori nel tronco dell’albero vivo per estrarne schegge di legno resinoso, ideali come torce», racconta Giuseppe di Tomaso, responsabile delle Guide ufficiali del Parco del Pollino. In altri casi si tagliava la cima della pianta per raccoglierne solo la resina, preziosissima per lavorare le pelli, accendere il fuoco e rinforzare le reti da pesca. «Nei paesi qui intorno questo legno è stato largamente utilizzato» prosegue di Tomaso «anche per costruire infissi di porte e finestre, abbeveratoi per animali, ma soprattutto i famosi bauli che, al seguito degli emigranti, sono arrivati fino in America». Gaetano Zoccali