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 2003  novembre 19 Mercoledì calendario

Gli antichi monaci che usavano una clessidra per scandire le ore delle preghiere, la chiamavano già horologium

Gli antichi monaci che usavano una clessidra per scandire le ore delle preghiere, la chiamavano già horologium. Racconta Emile Biémont nel suo bel saggio Ritmi del Tempo (Zanichelli, 2002, euro 38), che nel 1894, tra le rovine dell’abbazia di Villiers, in Belgio, un sagrestano si serviva ancora di una vecchia clessidra ad acqua per suonare puntualmente l’ora degli uffizi. L’inventore del primo orologio meccanico è sconosciuto, ma il merito è stato attribuito a un monaco del X secolo, poi divenuto papa col nome di Silvestro II. I primi monumentali orologi meccanici risalgono alla fine del 1200, come quello della cattedrale di Canterbury in Inghilterra, mentre i più importanti sono d’epoca più tarda, per esempio l’orologio di Piazza San Marco a Venezia (1496-1506). Uno dei più fotografati del mondo è quello del Palazzo di Westminster a Londra, detto anche Big Ben dal nome della campana (molto più recente), che pesa 13,8 tonnellate. Il primo orologio da polso invece è stato fabbricato a Norimberga, sempre intorno al 1500: subito altri Paesi, soprattutto la Svizzera, si dedicarono a produrli. Dopo gli orologi elettrici e ed elettronici nel 1928 ne nacque uno con un margine d’errore di un millesimo di secondo ogni 24 ore: l’orologio al quarzo. Questo prodigio aveva appena 19 anni quando nel 1955 generò un figlio eccezionale, l’orologio atomico, che ha dimostrato di sbagliare solo di un secondo ogni 300 anni. Gli orologi atomici misurano il tempo in base alle onde emesse dagli atomi che oscillano tra due diversi livelli di energia. Ogni elemento le emette con la stessa frequenza, e i secondi si misurano contando il numero delle onde. Oggi si utilizza il cesio, ma sono già allo studio quelli con ioni di mercurio, che perderanno un secondo ogni 150.