Mirella Delfini, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 19 novembre 2003
Quando è cominciato il tempo, mamma? Abbiamo parlato di tante cose, ma questo non ce l’hai spiegato
Quando è cominciato il tempo, mamma? Abbiamo parlato di tante cose, ma questo non ce l’hai spiegato. nato col Big Bang? prima? E soprattutto, va in una sola direzione? Lo sai che da quando abbiamo cominciato a parlare di queste cose, la domanda che m’hai fatto oggi è la più difficile? Lasciami riprendere fiato. Intanto è meglio non dire ”va in una sola direzione”. La ”direzione” è una linea che si può percorrere sia in avanti, sia all’indietro, ossia in tutti e due i sensi. La domanda giusta è: va in un solo senso, ossia in avanti, oppure anche all’indietro? Per quanto ne sappiamo noi, il tempo marcia in avanti. Vi faccio un esempio: tu cresci, diventi un uomo, Christina magari si sposa e io intanto invecchio. Il tempo scorre sia per te, sia per lei, sia per me. Per tutti. E se Christina va in India, e io dall’altra parte del mondo per qualche anno, mentre tu resti qui... Insomma, se non sai che siamo cresciuti, invecchi lo stesso? Non ti preoccupare, il tempo lo sa da sè. Ma se io, e ti faccio un esempio assurdo, me ne andassi con un’astronave nello spazio interstellare a una velocità vicina a quella della luce, al ritorno sarei più giovane di voi. la teoria della relatività di Einstein che lo dice: non esiste un tempo assoluto, ognuno ha un suo tempo personale, dipende da dove si trova e da che cosa fa. Però questo non vuol dire che il tempo per me sia tornato indietro: è solo passato più lentamente, perché mi sono mossa a una velocità enorme. Insomma il tempo va sempre e solo in un senso. Sì. Almeno è quello che noi crediamo di sapere. Perché, potrebbe anche andare all’indietro? un’ipotesi che qualche studioso ha fatto. C’è chi crede nella ”freccia del Tempo” come Stephen Jay Gould, e chi crede nel ”ciclo del Tempo” come Ilya Prigogine. Non sappiamo, tanto per dirvene una, se dentro i buchi neri - ve lo ricordate, vero, che sono le stelle di neutroni, quelle piccole e pesantissime, che gli astronomi chiamano ”collassate” - il tempo, durante i momenti di contrazione e di dilatazione, scorra ora in un senso, ora nell’altro. Come possiamo fare per saperlo? Dovremmo entrare in un buco nero! Chi ha cominciato a occuparsi per primo del tempo? Hai detto che gli antichi Greci sapevano già molte cose... Sono contenta che te ne ricordi, Christina. Nel IV secolo a.C. avevano già fatto tante scoperte importanti, ma preferivano occuparsi di geometria e di cose pratiche. Figuratevi che avevano già un’idea della selezione naturale più di 2.000 anni prima di Darwin. Aristotele, nel trattato Fisica, dice: «... in certi casi alcuni esseri si sono salvati perché, accidentalmente, erano costruiti in modo opportuno; quelli, invece, per i quali ciò non è avvenuto, si sono estinti e si estinguono». Aristotele, così come, a distanza di millenni, anche Einstein, riteneva che il tempo fosse eterno. Però Stephen Hawking e Roger Penrose, due fisici famosissimi, non sembrano d’accordo: il nostro Universo deve avere un principio e una fine. Ma nell’ultimo libro L’Universo in un guscio di noce (Mondadori 2002, euro 18,60) Hawking complica ancora le cose: niente Big-Bang, uno spazio-tempo infinito e una Teoria del Tutto che si riassume in una sola straordinaria equazione, mentre le quattro dimensioni che conoscevamo diventano 11. Roba da capogiro. Hawking però potrebbe anche avere torto e accorgersene tra qualche anno. Ma questi fisici cambiano sempre idea? Eh, sì, in fondo è tutta colpa di Einstein e delle relatività: prima del 1915 si pensava allo spazio e al tempo come a una scena fissa in cui i corpi si muovevano. Invece poi si è capito che in base alla teoria della relatività generale, un corpo in movimento incide sulla curvatura dello spazio e del tempo. Parlo di corpi celesti, si capisce, non del mio o di quello del gatto. Il tempo e lo spazio si incurvano? Certo, e ne risente tutto l’Universo perché a sua volta la struttura dello spazio-tempo influisce sul movimento dei corpi sulle forze che vi agiscono. Dai! Tutto l’universo! Così dice Hawking. E sostiene anche che questa convinzione ha rivoluzionato tutto. La vecchia idea di un Universo fermo e immutabile è stata sostituita da un Universo dinamico, in espansione, dove accadono un mucchio di cose. E gli altri universi? Oggi sei proprio in vena di domande difficili. Non sappiamo nemmeno se esistano altri Universi, figurati immaginare che tipo di tempo abbiano. Magari sono fatti di antimateria, e da qualche parte c’è un mondo come il nostro dove tre persone uguali a noi stanno facendo gli stessi discorsi. Però, mi piacerebbe incontrarli! Non te l’augurare: scompariremmo tutti in uno sbuffo di luce. Materia e antimateria si annullano a vicenda. Ma non è meglio tornare agli antichi, invece di vagare tra storie da fantascienza? Il grosso problema dei Greci, in fondo, era mettere d’accordo il mondo dell’eterno e immutabile, ammesso che ci fosse, con caos del nostro mondo che cambia in continuazione e a grande velocità. Ma non è un problema che li ha interessati a fondo. E dopo i Greci? Beh, tra i Romani, Lucrezio nel suo De rerum natura, dice: «Temptat enim dubiam mentem...» Mamma, non in latino, mi sembra di fare un compito in classe! Allora ve lo dico in italiano, nella traduzione di Cetrangolo: «... che la stessa materia, il mondo stesso, per un certa orrenda potenza non possa, scorrendo avanti su infinite età stancare per sempre l’urto del tempo». Lucrezio parla del tempo da puro laico perché non crede in nulla se non nella forza della ragione. Un suo verso bellissimo dice: «Non è religione gettarsi col capo velato davanti agli altari, non è religione sporcare col sangue di forti animali le are. religione, se mai, poter guardare con la mente tranquilla l’immenso della materia...». Ma erano anni in cui a Roma era sacrilegio trattare così gli dèi: dicono che si sia suicidato, ma forse l’hanno suicidato. E poi chi si è occupato del tempo? Dopo anni di silenzio, il primo a riparlarne seriamente è stato un vescovo cristiano di Ippona, in Nordafrica, sant’Agostino, il famoso autore de Le confessioni. Arrivò alla conclusione che, quando nessuno gli domandava cosa fosse il tempo era sicuro di saperlo, ma appena qualcuno glielo chiedeva si accorgeva di non saperlo più. Però fece una riflessione importante: il tempo, coincideva con la memoria. E infatti se non ricordassimo nulla non potremmo avere il senso dello scorrere del tempo, vi pare? Sant’Agostino aveva intuito che il tempo é anche un fatto psicologico. Qualche volta sembra che non passi mai mentre altre corre come un matto... Pensate a quanto vale un centesimo di secondo per un centometrista che ha mancato il record mondiale proprio per quell’inezia, e quanto conta un giorno per uno che aspetta la sentenza di un processo importante. Ma il tempo non scorre sempre uguale: in cima a un grattacielo il tuo tempo corre più in fretta che se ti trovi al piano terra. State bene attenti: non è un’impressione, ma scorre davvero più in fretta! Lo sappiamo grazie a orologi ultraprecisi come quelli atomici. Si tratta di differenze di miliardesimi di secondo, ma sono differenze autentiche, che i fisici hanno verificato con esperimenti reali. Ce li puoi raccontare? Esistono particelle subatomiche piccolissime che misurano milionesimi di miliardesimi di millimetro e con una vita tanto breve che spariscono subito. Ma se le scagliamo a grandissima velocità in un acceleratore di particelle si vede che la loro vita si prolunga. E dopo chi si è occupato del tempo? Galileo, ma se avesse sofferto di aritmie cardiache (è un disturbo in cui il polso batte irregolarmente, quasi capricciosamente) la scienza oggi sarebbe diversa da quella che è perché allora il tempo si misurava una clessidra a svuotarsi o una meridiana. Un giorno del 1590, Galileo entrò in Duomo e vide un lampadario che oscillava: si prese il polso come fanno i dottori, e si accorse che ogni oscillazione durava esattamente lo stesso numero di battiti. Aveva scoperto che il pendolo è un mezzo per misurare il tempo perché una volta in moto, ogni oscillazione ha uguale durata. Se avesse avuto un cuore aritmico non l’avrebbe capito! Il pendolo è alla base di ogni orologio, e l’idea venne messa in pratica nel 1657 dall’olandese Christiaan Huygens che fabbricò il primo orologio a pendolo. Si può dire, senza fare dello spirito, che il tempo è quella cosa che si misura con un orologio. Allora il tempo è uguale per tutti... Quasi, ma solo qui sul nostro pianeta e per le velocità a cui ci muoviamo, comprese quelle dei missili. Gli effetti della dilatazione, o della contrazione del tempo si fanno sentire solo per velocità comparabili a quelle della luce (300.000 km/s) o vicino a grandi masse, molto più grandi di quella della Terra. E c’è di più: due persone che viaggiano con diverse velocità vedranno lo stesso metro di una lunghezza diversa, e lo stesso orologio camminare più o meno svelto. Infatti quando Einstein lo affermò per la prima volta nel 1905 lo presero per matto. E ce ne volle perché gli scienziati inghiottissero il rospo. Ma il peggio deve ancora venire: quando si parla del Tempo con la ”T” maiuscola, non c’è niente di sicuro. Sono state fatte le ipotesi più stravaganti, ma una certezza assoluta non ce l’ha nessuno. Mirella Delfini