Marxiano Melotti, La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 19 novembre 2003
Povero Barbablu! Di cattivi ce ne sono tanti nelle fiabe, ma raramente vengono trattati così male. Barbablu infatti incarna una serie di paure profonde e ben radicate nel nostro immaginario: è un uomo dal fascino ambiguo, ricco e gentile, che seduce e sposa le donne prima di farle a pezzi
Povero Barbablu! Di cattivi ce ne sono tanti nelle fiabe, ma raramente vengono trattati così male. Barbablu infatti incarna una serie di paure profonde e ben radicate nel nostro immaginario: è un uomo dal fascino ambiguo, ricco e gentile, che seduce e sposa le donne prima di farle a pezzi. La barba blu è proprio il segno inquietante della sua duplicità. Nei racconti tradizionali l’aspetto esteriore è spesso un indice morale: i capelli rossi sono un segno diabolico mentre la calvizie, si pensi al guerriero greco Tersite, è prova di indegnità. Barbablu ha la barba, come Cristo o Zeus, segno quindi di saggezza e ponderatezza cavalleresca, ma la sua è blu: un colore inumano che ne fa un diverso, un escluso. E nelle società tradizionali i diversi al massimo possono fare gli stregoni o i guaritori. Ecco perciò il paradosso: lo stregone è necessario alla comunità, ma allo stesso tempo ne è escluso perché confinato al suo ruolo. E come se non bastasse, deve essere spaventoso perché il terrore è un ingrediente fondamentale del suo potere psichico, così come la bruttezza è un segno inequivocabile della sua vicinanza al mondo ”altro”. Blu e terrificante «Ogni donna fuggiva al solo vederlo», scrive Charles Perrault (1628 -1703), autore della fiaba di Barbablu nella sua versione europea, eppure il barbuto riesce a sposarsi più di una volta. probabile che il personaggio altro non sia che la trasfigurazione fiabesca di un’importante figura rituale: l’iniziatore sessuale, vale a dire l’adulto o lo stregone che in molte società antiche iniziava sessualmente le vergini. Nel mondo cristiano la reminiscenza di questa figura finì per tramutarsi nel Diavolo che nel Sabba si accoppia con le streghe. Ma Barbablu è qualcosa di più: un collettore di simboli elementari come sangue, morte, sesso e matrimonio che attraversa tutte le culture. Enrico VIII d’Inghilterra, Jack lo Squartatore o il Monsieur Verdoux di Chaplin, sono figure storiche o personaggi immaginari vicini al nostro Barbablu. Enrico, con le sue sei mogli, alcune delle quali mandate a morte da lui stesso, non può non ricordare il personaggio di Perrault. A suo modo è anch’egli un diverso, perché il potere del Re è immenso, insindacabile e, soprattutto, incomprensibile. Un altro tratto che avvicina Barbablu a Enrico VIII è la sua imponente ricchezza, che però introduce anche una nuova ambiguità: quale origine può avere tanta ricchezza? Forse la diabolica alchimia? Una volta certe curiosità si pagavano care. La passione per l’alchimia costò infatti a Gilles de Rais la stessa fine di Barbablu. Vissuto in Bretagna all’inizio del 1400, all’epoca di Giovanna d’Arco, di cui fu compagno d’armi, de Rais è conosciuto per le sue mirabolanti imprese militari che ne fecero il pupillo del re Carlo VII e gli permisero di accumulare ricchezze immense e vivere in un lusso quasi impensabile. La fama della sua irrefrenabile liberalità si diffuse in tutta la Francia, così come l’invidia per il suo successo. Il bisogno di rimpinguare un patrimonio che gradualmente si disfaceva lo avvicinò all’alchimia per cercare la pietra filosofale: solo trasformare ogni metallo in oro lo avrebbe potuto salvare dalla bancarotta. L’alchimista italiano Francesco Prelati, che vantava l’aiuto di un demone, lo convinse dei propri poteri. Ed ecco che la storia s’intreccia con la fiaba: Prelati, al lavoro nel castello, invita Gilles a non entrare in una determinata stanza. Ovviamente Gilles, approfittando di una sua assenza, vi entra e vi scopre un terribile serpente. Gilles, in veste di esorcista, ritorna nella stanza con un crocefisso, ma serpente e lingotti sono svaniti. Non aprire quella porta L’episodio della stanza è molto simile a quello della fiaba di Barbablu. Sua moglie entra nella stanza proibita, vede i cadaveri delle mogli precedenti, lascia cadere la chiave, che resta irrimediabilmente macchiata di sangue. Barbablu scopre così la trasgressione della moglie e decide di punirla. Anche Gilles viene punito: non solo perde il suo oro, ma è accusato di stregoneria e di pedofilia per aver rapito e fatto a pezzi i bambini di sette donne. False prove? Forse, ma costruite ad arte da chi aveva messo gli occhi su quel che restava delle sue proprietà. Gilles venne condannato, impiccato e poi bruciato sul rogo. Il nome di Barbablu sarebbe stato affibbiato a de Rais per accostamento con un suo quasi contemporaneo d’oltremanica: un ferocissimo combattente della guerra dei Cent’anni detto Blue Bart (bart sta per beard, barba, nell’inglese antico). In ogni caso, se Gilles fu condannato, significa che all’epoca simili accuse potevano apparire credibili, sino a creare un cortocircuito tra alchimia, fiaba e stregoneria. Marxiano Melotti