La Macchina del Tempo, marzo 2003 (n.2), 18 novembre 2003
1800 Milano, baldoria infinita AMilano, Eugenio Beauharnais, viceré d’Italia, fa organizzare per il giovedì grasso una mascherata di glorificazione allegorica dell’Armée
1800 Milano, baldoria infinita AMilano, Eugenio Beauharnais, viceré d’Italia, fa organizzare per il giovedì grasso una mascherata di glorificazione allegorica dell’Armée. Nel 1808, i francesi entrano a Roma, il Segretario di Stato abolisce il Carnevale. L’ordine dell’invasore è fare festa. Ma il desiderio di Pio VII, contrario a ogni baldoria, viene rispettato dai romani. Nel 1828, le celebrazioni si fermano di nuovo: muore Leone XII in pieno Carnevale. Papa Mastai Ferretti, Pio IX (1846-1878), permette Carnevali brillanti ma non sfrenati. Il 24 febbraio 1857, primo vero Mardi Gras in grande stile a New Orleans, con gruppi. Nel 1860, al veglione della Scala di Milano, un grido: «Vogliamo Venezia!». Nel 1870, Unità d’Italia: il teatro Politeama di Roma si attrezza per i veglioni carnevaleschi, poi (1880) il pubblico passerà all’Alhambra, da 8mila posti. Nel 1873, a Nizza, Andriot Saëton fonda il Comitato dei Festeggiamenti, il 23 febbraio fa il suo debutto il Carneval Niçoise. Ivrea lo imita ispirandosi alla rivolta contro Ranieri: al posto della battaglia dei fiori, la battaglia delle arance. Il Carnevale 1881 è famoso per i balli al Quirinale ora non più residenza papale. I veglioni fin-de-siècle non hanno pari per grandiosità: con la partecipazione di maschere di tutt’Italia: Meneghino (Milano), Gianduia (Piemonte), Pantalone (Venezia), Balanzone (Bologna), Pulcinella (Napoli). Anche a Torino finalmente c’è festività sfarzosa, come nel resto d’Europa. A Milano il Carnevale ambrosiano dura sempre sette settimane nonostante gli anatemi della Chiesa.