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 2003  novembre 18 Martedì calendario

1000-1300

Astenersi dalla carne

Il IV Concilio del 451 condanna ogni tipo di festa pagana, ma fino al XI secolo ci sono usi cristiani che ricordano il Carnevale. Al suono delle campane, dalle parrocchie di Roma affluiscono processioni a San Giovanni Laterano (sede del papato). I sacristi fanno la danza dei campanelli e il parroco più giovane monta sulla mula seduto col viso rivolto verso la coda, tenendo un canestro per raccogliere doni. Istrioni mascherati girano per i castelli di Milano con sfrontati canti carnascialeschi.
Nel 1194 gli abitanti di Ivrea si rivoltano contro il tiranno (Ranieri di Biandrate), che impone lo ius primae noctis, il diritto di godere la prima notte di nozze delle spose dei sudditi. Di qui la tradizione, che comincerà solo nell’Ottocento, di rappresentare, a Ivrea, per Carnevale, la storica rivolta guidata dal giovane mugnaio che vuole salvare la sua sposa, Violetta. Nel XIII secolo, a Roma prende piede l’abitudine della giostra nelle feste di Agone e Testaccio (ciascun rione, davanti al Papa e alla nobiltà, offre i giocatori e i tori che, ornati dai nastri col colore del quartiere, mettono in scena una specie di corrida). Il Carnevale ormai cristianizzato del Medioevo si conclude in Quaresima, col divieto di mangiare carne (carnem levare e di qui Carnevale). Nel 1268, prima menzione del Carnevale di Venezia, con divieto del lancio di ova. Davanti al Duomo di Milano, spettacoli sacri e profani in costume si alternano nelle settimane precedenti la Quaresima. A Firenze e Arezzo, tornei di Carnevale tra cavalieri e giullari con frizzi e lazzi.