Varie, 18 novembre 2003
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Brio Sergio
• Lecce 19 agosto 1956. Ex calciatore. Praticamente tutta la carriera nella Juventus, squadra con la quale vinse quattro scudetti (1980/1981, 1981/1982, 1983/1984, 1985/1986), una Coppa Campioni (1984/1985), una Coppa Intercontinentale (1985), una Supercoppa Europea (1984), una Coppa delle Coppe (1984), una Coppa Uefa (1989/1990) • «Classico stopper all’inglese, un metro e novantadue di spigoli. Le maniche arrotolate fin quasi alla spalla anche quando nevica, Brio incute soggezione per quanto è massiccio e nerboruto. Dal vivaio del Lecce a Pistoia, nel 1978 approda alla Juventus: vi giocherà fino al 1990, erede naturale di Morini. Protetto da Scirea, Brio azzanna i centravanti, ingaggiando furibondi corpo a corpo. Ogni tanto, e quasi sempre sui calci piazzati, si porta nell’area avversaria: stazza e altezza gli consentono di eccellere nelle mischie, il suo colpo di testa ”apre” molte porte. Fra i suoi gol, il più famoso resta quello che realizzò all’Olimpico, contro la Roma, nella stagione 1982-83. La Juve stava perdendo 1-0. Platini siglò il pareggio su punizione, Brio firmò il sorpasso e fu poi morso a una coscia da un cane lupo!» (’La Stampa” 5/12/2004) • «’Boniperti e Trapattoni sono stati due maestri per me. Mi hanno voluto, difeso, aspettato. Però in ho mai mollato, neanche quando le ginocchia mi si sono spezzate e nemmeno quando i giornalisti dicevano che non ero da Juve”. [...] Stopper, quello era il suo ruolo. A lui toccava marcare il centravanti di turno, anche se il resto della squadra giocava a zona. Quando ricorda il suo debutto in serie A, era il 18 marzo del 1979, Juventus-Napoli 1-0, fa subito il nome di Beppe Savoldi, il 9 avversario. Quello il suo punto di riferimento. Nessun altro. Dopo Savoldi è stata la volta di Paolo Rossi, di Pruzzo, di Altobelli e di tanti altri. A tutti era riservato lo stesso trattamento di riguardo. [...] Era arrivato bambino alla Juventus, nell’ottobre del 1974. [...] Grazie anche alle cure del Trap e alle sedute tecniche supplementari da sgraziato marcatore era presto diventato uno stopper di primo livello. [...]» (Nicola Calzaretta, ”Guerin Sportivo” 20/8/2002).