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 2003  novembre 18 Martedì calendario

Briegel HansPeter

• Nato a Rodenbach (Germania) l’11 ottobre 1955. Calciatore. Ottavo nella classifica del Pallone d’Oro 1985, quattrodicesimo nel 1948. In Italia ha giocato con Verona (campione d’Italia 1984/1985) e Sampdoria. Con la nazionale ha vinto gli europei del 1980 ed è stato vicecampione del mondo nel 1982 nel 1986. «Gigantesco, rude, scoordinato, ma è un carro armato che rimarrà nella storia della serie A e nell’immaginazione dei tifosi. Arriva tardi al calcio dopo l’atletica (corre i 100 metri in 10 secondi e 8 decimi, salta in lungo 7 metri e 60, è abile anche nel lancio del peso), poi però brucia le tappe. Approda in nazionale dal Kaiserslautern e tra i bianchi di Derwall patisce il cocente ko nella finale con l’Italia ai mondiali dell’82. Il Verona lo acquista trentenne e Bagnoli lo trasforma in mediano, ruolo in cui dà forse il massimo, grazie all’incredibile forza fisica, nel campionato ’85 che si materializza in un leggendario scudetto. Ceduto alla Samp, vince la Coppa Italia, fionché non è costretto a farsi da parte per dissapori, si dice, con Vialli e Mancini» (Dizionario del Calcio Italiano, a cura di Marco Sappino, Baldini&Castoldi 2000). «Giocatore dal fisico poderoso, da giovane, eccelle nel decathlon [...] A 20 anni esordisce in Bundesliga con il Kaiserslautern. Nel 1980, è uno dei trascinatori della Germania Ovest nel vittorioso Campionato d’Europa in Italia. Nel 1984 arriva a Bologna, fortemente voluto dal tecnico Bagnoli e dal direttore sportivo Mascetti. Vince lo scudetto al primo anno, diventando un punto fermo della squadra per la sua forza fisica, ma anche per la tecnica. Preferibilmente esterno, quando serve gioca anche da difensore centrale. [...]» (Enciclopedia dello Sport, Treccani). «[...] fisico possente, corsa scoordinata, calzettoni abbassati [...] Approdò da noi [...] quando tutti avevano negli occhi la magra figura rimediata dai ”bianchi” agli Europei di Francia. Un acquisto incauto, fu il giudizio più benevolo: Hans-Peter Briegel, difensore puro in nazionale, non pareva poter offrire molto di più di una sgraziata prestanza fisica. Da ragazzino aveva coltivato l’atletica, a diciassette anni si era dedicato al calcio, militando prima nel Rodenbach, poi nel Kaiserslautern: accolto da bordate di fischi, soprannominato per dileggio ”il gorilla”, il giovane attaccante si era via via trasformato in difensore con licenza di attaccare. A Verona., la sua metamorfosi si completò: schierato come mediano, sapeva annullare la mezzapunta avversaria (spietata la sua marcatura su Maradona), avviare la manovra con lunghi lanci e ribaltare il fronte del gioco con poderose progressioni spesso concluse da terrificanti ciabattate in gol. Meraviglioso cocktail di tecnica e forza fisica [...]» (’Calcio 2000” dicembre 1997).