Varie, 18 novembre 2003
BRASCHI
BRASCHI Nicoletta Cesena 10 agosto 1960. Attrice. Sposata con Roberto Benigni • «Mi piace molto tutto ciò che non mi assomiglia, che non mi riguarda nella vita personale. [...] Più i personaggi sono diversi da me, più mi piace la sfida di esplorare sentimenti che mi sono lontani, è un modo di cercare di conoscere l’animo umano. questo che mi piace del mio lavoro di attore, la ricostruzione e la riproposizione di qualcuno che non sono io, non a caso si chiama interpretazione, per me è uno strumento d’indagine. [...] I film di Benigni sono così amati che non vorrei toccare niente. Sono originalissimi. Io mi pongo di fronte a ogni personaggio allo stesso modo. Nelle commedie c’è in più una misura d’irrealtà e di fantasia da proporre. E soprattutto tanta allegria. Lo sento come un grande privilegio quello di aver interpretato quei ruoli. [...] La mia vita privata naturalmente è la cosa più preziosa. Ma quello che di noi voglio far conoscere al pubblico è il nostro lavoro. Da quando ci siamo conosciuti abbiamo fatto un percorso insieme. Nell’80 io studiavo all’Accademia e nel 1982 ho condiviso con entusiasmo il suo debutto nella regia. Alcuni anni dopo ho deciso di iniziare a produrre i nostri film. [...] Ho fondato la Melampo, la nostra casa di produzione, grazie ai miei carissimi amici americani Sara Driver e Jim Jarmusch. Loro mi hanno iniziata e motivata, mi hanno fatto capire che avrei potuto farcela, anche se mi ero preparata solo come attrice. L’incontro con Elda Ferri è stato essenziale, mi ha dato fiducia, è il mio punto di riferimento quotidiano. [...] A me piace parlare di libertà nelle scelte estetiche» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 3/2/2004). Somiglia molto a Virginia Woolf. «Da ragazza, a Cesena, tutti i miei amici mi dicevano che ero la sua reincarnazione. [...] A me piacciono soprattutto i ruoli da cattivo. [...] Il personaggio cui penso davvero di somigliare è un ritratto di Lorenzo Viali, La moglie del pescatore. Ne ho una copia fatta da Danilo Donati. una signora con due grandi occhiaie nere e una faccia molto strana. Non è una bella visione, può anche spaventare, volendo» (Paola Zanuttini, ”Il Venerdì” 11/10/2002). «Sembrava un gioco, era una dichiarazione programmatica. Che, se realizzata, avrebbe forse cambiato la storia del cinema. Quella di Roberto Benigni, almeno. Per spiegare la ”sindrome Yoko Ono”, quando cioè la moglie di un artista esce dalla sfera privata per influenzare pesantemente la carriera del marito, occorre risalire a una esibizione lontana. [...] al Teatro Ariston di Sanremo. Fu allora, all’interno della rassegna del Club Tenco, che un giovane Benigni cantò Voglio sposare la moglie di Paolo Conte. Un gioco, una dedica divertita alla compagna del musicista astigiano. Due anni dopo, nel 1983, il comico aretino ha conosciuto invece (e poi sposato) un’attrice cesenate, Nicoletta Braschi, sul set di Tu mi turbi. Da allora, per ogni suo film da regista, tranne Non ci resta che piangere (ma solo perché alla regia c’era anche Massimo Troisi), la Braschi compare ineluttabilmente in ogni pellicola. Tu mi turbi era il suo primo film e, tranne rari casi (Giordana, Virzì, Cristina Comencini), la Braschi ha lavorato soltanto con il marito. Quando, nel Mostro, la Braschi si improvvisò femme fatale per scatenare le presunte turbe erotiche del protagonista, la critica cominciò a esprimere dubbi sul suo eclettismo espressivo. Nel frattempo, era divenuta anche mente economica dell’impero familiare. Con la svolta drammatica della Vita è bella e La tigre e la neve, le perplessità si sono tramutate in recensioni spietate (in internet, almeno). Benigni rischia di essere cinematograficamente ricordato come un’occasione persa. Il suo talento puro andrebbe preservato. In due modi. Dovrebbe essere diretto da un regista vero; e dovrebbe accettare che si può essere felliniani anche senza voler dimostrare che tua moglie è l’erede di Giuletta Masina. [...]» (Andrea Scanzi, ”La Stampa” 26/11/2005).