Varie, 18 novembre 2003
BRANDIRALI
BRANDIRALI Aldo Milano 31 ottobre 1941. Politico. Di Forza Italia • «Era il papa rosso, il Mao italiano. [...] Nel 1993 è entrato nella Dc, poi è passato nel Cdu. [...] Celebrava i matrimoni comunisti, organizzava la vita in comune, preparava la rivoluzione culturale, ordinava di parlare in pubblico di tutto, sesso compreso. E i militanti vivevano in adorazione. . Fino al punto da portare in corteo i cartelli con le facce di Mao, Stalin e Brandirali. [...] ”Figlio di operai. Mio padre era partigiano: dopo il 25 aprile divenne segretario della sezione Pci di Porta Genova. Nel 1947 fu sospeso, aveva baciato una donna nella sede del partito: la moglie. Ecco... anch’io faccio l’operaio, nel 1960/1961. Primi scioperi, rivolte. Il Pci mi chiama a Roma, a lavorare nella Fgci. E lì trovo Occhetto: tenero, intelligente, rinnovatore ma eternamente spaventato. Rifiuto la gabbia di partito, torno in fabbrica. E il primo comizio è a Milano, fine ”67, per la morte di Che Guevara: salgo sul palco accanto a Feltrinelli. Nasce il gruppo ”Nuova Resistenza”, poi ”Falce e Martello”. Un’esplosione di idee. Tanto che nel ”68 ci incontriamo io, Sofri e Piperno, ci vediamo più volte tra luglio e ottobre per far nascere ”un solo movimento”. .. Impossibile, ognuno aveva la sua visione unilaterale: spesso chiusa, a volte esaltata, sempre ideologicamente accentuata. Con la divisione di fondo tra anima libertaria e anima stalinista”. [...] Insomma: Brandirali fonda l’’Unione dei comunisti italiani marxisti-leninisti”. Che fa uscire il giornale ”Servire il Popolo”. [...] ”Il Pci spostava la rivoluzione verso l’avvenire. Mentre noi... la facevamo subito, tutti i giorni. [...] Vita in comune. Presenza nelle periferie. Asili per i bambini poveri. Lezioni al popolo. Niente minigonne le donne, niente capelli lunghi gli uomini. Viaggi tra i contadini del Sud... [...] Arrivammo a 15mila iscritti, avevamo 350 persone stipendiate. Il segreto? Chi aveva i soldi li offriva alla causa. [...] Il comunismo realizzato. [...] Sono trent’anni che mi chiedo cosa ha sbagliato ”Servire il popolo’. E la risposta, alla fine, è semplice... cancellammo l’Io, le persone. Meno male che non abbiamo avuto il potere: sarabbe stata una tragedia. [...] Per un po’ riuscimmo a incuriosire Umberto Eco. Solo qualche mese. Mentre Michele Santoro ci seguì per un paio d’anni, era il responsabile dei giovani di Salerno. [...] Lo so che mi odia... Ogni volta che tiro fuori ”sta storia s’arrabbia. [...] Nel 1975 sciolsi il movimento e dissi ”pensate con la vostra testa’. [...] Ho vissuto solo, da traditore, Nell’84 ho conosciuto Comunione e Liberazione. Nel 1991 mi sono convertito, ho trovato la fede... è rivoluzionario Cristo, non il ”68” [...]» (Venanzio Postiglione, ”Sette” n. 24/1999) • «[…] l’uomo passato da Servire il Popolo, sinistra maoista anni Settanta, a Comunione e Liberazione. […]. L’uomo che nel ”73 s’era eretto a ”sacerdote” (maoista) celebrando ”matrimoni” tra compagni e compagne (’ho solo rispolverato un’antica liturgia partigiana”, dirà una ventina d’anni più tardi) parla adesso del suo primo incontro col fondatore di Cl, e di come questo abbia davvero e finalmente portato la Rivoluzione dentro la sua vita. ”Era il 1982, fui io a cercarlo. Io e tutto quello che restava del mio gruppetto di amici di Servire il popolo, la cui ultima appendice era un piccolo centro terzomondista ispirato alla figura dell’algerino Franz Fanon. Il mio problema a quel tempo era diventato come superare criticamente il comunismo. Certo già sentivo in me l’evidenza di una presenza superiore, il fatto che l’uomo non si risolveva nelle teorie alle quali c’eravamo abbeverati. Era solo un’intuizione confusa, ma mi spinse a cercare Cl”. Fu così che avvenne l’incontro con quello che l’ex comunista, poi transitato da Forza Italia […] definisce senza esitazioni ”il santo”. ”Don Giussani diede enorme importanza alla mia richiesta. Venne con il suo gruppo, tutti gli odierni dirigenti di Cl, Vittadini, Intiglietta, Ferlini, Fontolan... Io portai lì la mia piccola, titubante comunità”, quella nata come ”Unione per il comunismo”. In una cantina di via Torino, a Milano, stanno lì davanti il sacerdote fermo come la roccia e il maoista traballante. Già avvinti nel miracolo, ammette ora Brandirali: ”Scelsi lui perché avevo sempre avvertito, anche negli anni di Servire il Popolo, una potente tensione ideale nella sua religiosità; affascinava quel suo modo libero, antidogmatico, di mettere al centro di tutto la persona. Quando lo conobbi ne ebbi conferma: ti bucava con lo sguardo”. Quella tensione aveva irritato i gruppi della sinistra extraparlamentare. ”A sinistra si pensava che la tensione ideale fosse prerogativa della sola sinistra. Dunque Giussani dava fastidio. vero, Cl fu contestata e i suoi giovani anche picchiati; ma mai da noi di Servire il popolo, mi creda. I più feroci critici erano i reduci di Potere operaio; ricordo che nel ”77 a Bologna, dopo l’assassinio di Francesco Lorusso, c’era un’assemblea di Cl all’Università e si scatenò una vera e propria caccia al ciellino. Ma cose così capitavano tutti i giorni anche a Milano... Che dolore. […] Non condividevo nulla, o quasi, ma ero affascinato dall’abbraccio di quest’uomo verso di me e verso la vita. Poi, per dieci anni, ho continuato a osservare. Andavo a messa, ma la conversione non c’era ancora stata. Quando, nel ”92, mi presentai da lui e gli dissi che avevo la fede mi rispose di averlo sempre saputo. Ma non ha mai cercato di correggermi, o instradarmi. Puntava tutto sulla mia libertà”. […]» (’La Stampa” 24/2/2005).