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 2003  novembre 17 Lunedì calendario

James Phyllis

• Dorothy Oxford (Gran Bretagna) 3 agosto 1920. Scrittrice • «La campionessa inglese della ”detective story” classica, a cui non piace parlare di scrittura ”delle donne”. [...] Nota per l’incrollabile costruzione delle sue storie, oltre che per la bellezza sinistra della sua scrittura. La Maraini l’ha paragonata a Simenon, ”la cui descrizione della società francese è così profonda” e che, ”come lei, non è tanto interessato a come si presentano le ferite o i cadaveri, ma alla psicologia del mistero. Molti scrittori contemporanei, invece, sono molto più orientati sulla fisicità del delitto”. Eppure su questa similitudine P. D. James ha qualche riserva: ”Spero di essere abbastanza simile a Simenon, ma sono anche diversa da lui perché credo di preoccuparmi più di lui dei particolari di medicina legale. Il modo di scrivere di Simenon è completamente diverso dal mio, perché io pianifico tutto in gran dettaglio mentre lui era uno scrittore molto più istintivo. Io non mi ritrovo mai con il libro che intendevo all’inizio, perché mentre li scrivo i miei personaggi cambiano”. Quanto alla plausibilità dei delitti letterari, P. D. James non ha risparmiato una frecciatina a un’altra illustre collega e compatriota: ”Pensiamo alla cara Agatha Christie. Nessuno dei suoi omicidi avrebbe funzionato nella vita reale”. Ma ci sono delle differenze tra il modo in cui una donna o un uomo possono scrivere un giallo? ”Le donne - risponde P. D. James - si sono concentrate sulla detective story classica, al cui cuore c’è un enigma, una cerchia di sospetti con un movente, e un investigatore, professionista o dilettante, che interviene come una sorta di divinità vendicatrice in un dramma morale moderno, e alla fine c’è una soluzione. Io cerco di usare una struttura molto consolidata e di dire qualcosa sugli uomini e le donne traumatizzati da un’inchiesta per omicidio e sulla società contemporanea. Credo che le donne facciano questo piuttosto bene”. Ma non le piace speculare se siano migliori degli uomini. [...] Per P. D. James, però, la storia, per lo meno quella letteraria, non è una sola: ”In Inghilterra le donne hanno successo da molto tempo, alcuni dei nostri più grandi scrittori, Jane Austen innanzitutto, sono donne. Quindi qui è considerato scontato che le donne possano scrivere grandi romanzi”. [...] ”Quando mio marito è tornato dalla guerra con una malattia mentale ho dovuto mantenere la famiglia con due bambine piccole. Ma a un certo punto mi sono resa conto che non ci sarebbe mai stato il momento adatto per cominciare a scrivere, e che, se non avessi cominciato, un giorno mi sarei ritrovata a dire ai miei nipoti di non essere riuscita a fare la scrittrice. Coi soldi del primo libro comprai due biciclette per le mie figlie”. P. D. James racconta di avere sempre provato il bisogno ”psicologico” di scrivere: ”Lavoravo come impiegata nel servizio sanitario nazionale e avevo bisogno di un assegno fisso alla fine del mese. Credevo che la scrittura mi avrebbe dato un po’ di marmellata sul pane, ma niente di più, e anche quando ho cominciato ad avere successo non ho trovato il coraggio di lasciare il mio posto sicuro, con la scusa che a quel punto lavoravo nel dipartimento di polizia del ministero dell’Interno, e stavo facendo un’esperienza preziosissima”. La Maraini nota che l’ambientazione, con le sue ”case molto particolari”, è un elemento assai importante nei romanzi di P. D. James: ” verissimo, è l’ambientazione che fa scoccare la scintilla della mia immaginazione: una spiaggia, una casa, una comunità di persone - risponde la scrittrice inglese -. Mi dico: ecco, tutto deve succedere qui. Faccio molta ricerca preliminare”. Ma i suoi personaggi, se li sogna mai di notte?, chiede divertita la Maraini. ”No, mai. Posso essere disturbata dalla scrittura di altri, mai dalla mia. strano come io possa essere coinvolta dalla sorte di una mia vittima, come io possa diventare una vittima pedinata, per esempio, ma nel contempo io debba mantenere un distacco”» (Maria Chiara Bonazzi, ”La Stampa” 17/11/2003). «Una scrittrice molto scrupolosa e cortese, che non dimentica mai di scusarsi con i suoi lettori per gli eventuali disagi provocati a persone, comunità o istituzioni dai suoi romanzi. La colpa, scrive, è dello ”sgradevole mestiere di autore di romanzi gialli”, quello che lei esercita con successo da quarant’anni. [...] Ma la baronessa Phillis Dorothy James di Holland Park (è questo il titolo conferitole nel 1991 quando la Regina la nominò Pari del Regno e le assegnò un seggio nella House of Lords) è anche una scrittrice che tiene fede alle promesse. Qualche tempo fa annunciò che prima o poi avrebbe dato ad Adam Dalgliesh la possibilità di avere una compagna fissa. Fedele alla parola data, ecco Lady James chiudere La stanza dei delitti con Adam ed Emma che si avviano a passare la notte insieme, nella casa di lui con vista sul Tamigi. [...] Ha avuto una buona vita? ”Ho vissuto con coraggio e ottimismo, provando la gioia di essere viva. Non mi sono mai imposta l’ideale di una vita esemplare per nobiltà o santità. Ho commesso degli errori, in tante cose oggi farei diversamente. Però sono convinta che è peggio rimpiangere di non aver fatto qualcosa, piuttosto che rimproverarsi di errori commessi”. Cosa non si sarebbe perdonata? ”Se non avessi deciso di cominciare a scrivere, questo non me lo sarei mai perdonato. Volevo scrivere ma mi sembrava di non avere il tempo, c’erano sempre cose da fare, problemi. Ma agli inizi degli anni ’60 mi sono decisa, anche se per me erano momenti molto difficili. Avevo le bambine, il lavoro, e c’era mio marito Connor malato, entrava e usciva da cliniche per malattie mentali. Oggi sarebbe stato tutto diverso, la psichiatria ha fatto molti progressi, ci sono nuovi farmaci. Forse non è aumentata la comprensione dei meccanismi della mente, dei motivi della malattia, però oggi i medici hanno armi migliori, anche mio marito ne avrebbe avuto giovamento”. [...] P.D.James ha cominciato a lavorare a tempo pieno nel ’49, nel servizio sanitario nazionale. Grazie a vari concorsi diventò responsabile dell’amministrazione degli ospedali psichiatrici. Nel ’68, vincendo un altro concorso, è passata al Ministero dell’interno, dove ha prestato servizio (occupandosi di criminalità minorile) fino al 1979, l’anno in cui decise di andare in pensione. ”Ci fu la morte di Connor, nel ’64. Ma allora avevo già cominciato a pubblicare i miei romanzi. Il primo ebbe delle buone recensioni che mi incoraggiarono a continuare”. Il successo, quello vero, mondiale, arrivò nel 1980, quando Sangue innocente balzò in testa alle classifiche americane. Da allora i suoi libri sono stati venduti a milioni di copie, letti e amati anche da insospettabili, come la spia Kim Philby, che negli ultimi anni a Mosca passava le notti a leggere i romanzi della signora del giallo. Le dà noia essere etichettata come una scrittrice di genere? ”A parte il fatto che ho provato di saper scrivere anche romanzi non di genere, Sangue innocente e Figli dell’uomo, se lei vuol sapere se mi sento inferiore perché scrivo detective novels , le rispondo: allora perché mai mi avrebbero dato tutte le lauree e le onorificenze che ho ricevuto? Certo, a volte, il genere può essere una forma inferiore di letteratura, in Usa per esempio pubblicano tantissimi crime novels , e molti non sono certo grande letteratura. Ma non c’è solo il giallo fra i generi, per esempio ci sono i romanzi romantici e sentimentali, le storie di spionaggio. Ecco, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen che cos’è se non un romanzo sentimentale? Eppure è scritto da un genio. E i romanzi di Le Carré? Spy stories, certo, ma lui è un grandissimo scrittore” Molti la chiamano l’erede di Agatha Christie, anche se non è proprio quella la sua scrittrice preferita. ”Preferisco infinitamente Dorothy Sayers. E’ stata lei a innalzare la detective story alla dignità di romanzo. E poi c’è una cosa nella Christie che mi lascia perplessa: risolto il caso, trovato il colpevole, nei suoi libri tutto torna in ordine, come se niente fosse successo. Invece non funziona così. Anche chi è innocente, quando è coinvolto in un’indagine criminale, non rimane più lo stesso. La sua vita cambia. Si è trovato esposto senza difese, senza corazza. Ecco, forse è per questo che amo scrivere gialli: perché viene fuori la natura umana, ciò che la gente usualmente nasconde”. Nella Stanza dei delitti si rievocano vecchi casi di omicidio. Oggi, cos’è cambiato nei delitti? Quali sono i moventi? ”Un tempo, per esempio, si uccideva per tener nascosta la propria inconfessabile condotta sessuale; oggi, i cosiddetti vip vendono le loro storie ai tabloid. Io penso che, attualmente, i motivi alla base di un delitto siano tre: avidità, gelosia, ira”» (’Corriere della Sera” 3/12/2003).