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 2003  novembre 17 Lunedì calendario

Sempre più diffuso tra le società di calcio il ricorso al mobbing per liberarsi dei calciatori con contratti diventati troppo onerosi

Sempre più diffuso tra le società di calcio il ricorso al mobbing per liberarsi dei calciatori con contratti diventati troppo onerosi. Diego Zanin, ex centravanti del Montichiari (C2) che non ne voleva sapere di onorare un contratto da 100mila euro l’anno: "Fino a settembre del 2002 le cose sono filate per il verso giusto. La società aveva avuto tre cambi al vertice e negli ultimi due mesi non aveva pagato gli stipendi. Nello spogliatoio ero il più anziano, chiesi un appuntamento al presidente. Non l´ho mai ottenuto e da allora non l´ho più visto. Un martedì vengo convocato negli uffici del vicepresidente, insieme a un compagno. Ci disse, sbrigativamente, che dovevamo rescindere i contratti, trovare un´altra sistemazione. Ma come? L´abbiamo rinnovato insieme un mese fa. Ho portato qui da Venezia mia moglie, la bimba di undici anni. Risposi di no: resto al Montichiari. Dal giorno dopo ho iniziato ad allenarmi da solo. Mi hanno sbarrato l´ingresso allo spogliatoio e ho iniziato a cambiarmi nel magazzino tra i palloni e gli ostacoli. Sono arrivate le minacce, a mio fratello hanno detto: ”Se non ve ne andate da Montichiari vi spariamo alle gambe”. A mia moglie raccontavano storie di infedeltà, dicevano che ero in affari con la criminalità locale. I compagni, quelli in rosa, avevano l´ordine di non salire in macchina con me: ’Zanin è un sobillatore, vuole organizzare scioperi’. Ricordo il giorno dell´aggressione. Scesi dall´auto per andare in palestra, erano in tre. Uno mi chiese un´informazione e poi mi pestò: ’Non hai capito che da qui te ne devi andare’. Quarantacinque giorni di prognosi, ho fatto denuncia alla Digos. Cinque denunce. Nello spogliatoio mi hanno rubato il telefonino, le chiavi dell´auto, il portafogli. Vi raccomando l´allenatore, Giampaolo Chierico. Lo scorso venti agosto mi sono presentato per riprendere la preparazione, avevo vinto l´arbitrato alla Lega di C. Davanti a tutta la squadra mi disse: ’Io sono un uomo, tu sei una merda’. Ho resistito ancora tre giorni, poi sono fuggito. Lo stipendio l´ha pagato la Lega fino a febbraio, ma non consentirò a queste persone di farmi smettere con il pallone". Da segnalare anche il caso di Leo Criaco, tre promozioni dalla D alla B con il Messina: quando è passato al Benevento per 200 mila euro annui è stato costretto a tirare su birilli e portare palloni che poi non avrebbe calciato (c´è un video a testimoniarlo). finito ricoverato in psichiatria all´ospedale civile di Locri, vive alternando stati d´ansia a depressioni, da febbraio è senza stipendio: venerdì la sua storia sarà al collegio arbitrale di serie C.