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 2003  novembre 16 Domenica calendario

Selby HubertJr

• Nato a Brooklyn (Stati Uniti) il 23 luglio 1928, morto a Los Angeles (Stati Uniti) il 27 aprile 2004. Scrittore. "Allen Ginsberg ha dichiarato che i romanzi di Hubert Selby Jr. sono tra i pochi scritti in America che ”saranno letti nei prossimi secoli”, e Nick Tosches, che dello scrittore e collega e amico, lo ha definito ”il più grande romanziere americano vivente”, concedendo che ”soltanto Philip Roth può essere considerato al suo livello, quando si leva lo zucchetto”. Le opinioni di Ginsberg e Tosches sono ribadite dalla gran parte dei critici americani, sedotti dal carattere assolutamente indipendente del romanziere originario di Brooklyn (il ”New York Times” lo ha definito ripetutamente ”straordinario”, l´Indipendent ”uno dei maggiori del novecento”, il Los Angeles Times semplicemente ”grande” e la ”New York Times Review of Books” lo colloca nel ”pantheon della letteratura statunitense”), e dalla visceralità dilaniante con cui riesce ad affrontare tematiche estreme che rivelano una dimensione che è sempre universale, e spesso condivisibile. In particolare nei suoi romanzi più aspri e visionari, Selby emerge uno scrittore squisitamente americano, per la capacità di collocare i personaggi in perenne conflitto con il proprio destino, e per lo sviluppo narrativo di vicende che coniugano l´anelito dell´epica con l´inevitabile mediocrità del quotidiano. [...] Vive ormai da molti anni a Los Angeles, ma parla sempre con piacere della sua Brooklyn, che definisce con orgoglio ”una città ed un universo”, come tutti coloro che hanno passato l´infanzia a sognare la grande metropoli al di là del ponte. [...] ”La scrittura ha dato un senso alla mia esistenza, e mi ha fatto superare i momento più duri di una vita estremamente difficile, alla continua presenza del dolore e della morte. Ritengo che lo scrivere, ma potrei dire l´arte, sia innanzitutto una necessità. E chi scrive dovrebbe farlo con un atteggiamento etico. Senza scadere in un facile moralismo, l´obiettivo primario non dovrebbe essere il guadagno. [...] Non sono certo diventato un uomo ricco, ma ora, da persona anziana, credo che questo sia stato un bene. Ho vissuto e vivo la letteratura come una esperienza spirituale. [...] Credo in una forma di spiritualità presente in ogni cosa, ed in particolare nell´arte, ma in nessun tipo di religione organizzata [...] Celine. Quando cominciai a leggerlo quaranta anni fa rimasi sconvolto dalla sua rabbia e la sua follia, ma poi, a poco a poco fui conquistato da come riusciva a gestirla e organizzarla con assoluta armonia artistica. Mi accorsi in quel momento che mi sentivo più vicino a Celine di gran parte delle persone che conoscevo. E forse è ancora così”" (Antonio Monda, ”la Repubblica” 16/11/2003).