Valerio Massimo Manfredi, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
”Le Memorie di Adriano” è uno dei capolavori della letteratura del XX secolo ed è, stranamente, un romanzo storico, ossia appartiene a quel genere spesso guardato dai critici con supponenza
”Le Memorie di Adriano” è uno dei capolavori della letteratura del XX secolo ed è, stranamente, un romanzo storico, ossia appartiene a quel genere spesso guardato dai critici con supponenza. Ovviamente il problema non è l’argomento, ma la sostanza. Ho scelto un brano particolarmente attuale in quanto l’imperatore Adriano viene descritto come un pacifista, un uomo che vedeva nella pace il bene supremo, senza il quale non esisteva nemmeno la libertà. Per questo ebbe il coraggio di rinunciare alle più recenti conquiste di Traiano come la Mesopotamia (l’odierno Iraq!) per non rendere perennemente instabile un’area cruciale del mondo di allora (e di adesso). L’impero è una compagine multietnica con tensioni interne anche molto forti, con il problema degli Ebrei e degli Arabi da una parte, e quello degli ”occidentali” (Greci e Romani) dall’altra. Oltre alle tensioni interne c’è la pressione esterna di popolazioni povere (i cosiddetti barbari) che volevano partecipare della vita civile e dei vantaggi economici dell’impero. Molte insomma le analogie con il momento storico che stiamo vivendo, degne di essere attentamente considerate e meditate.