Fabrizio Carbone, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
Centinaia di migliaia di ettari dove sopravvivono grandi foreste primarie di lecci e querce da sughero, dove prospera il pascolo brado e vivono gli avvoltoi grifoni e monaci, da millenni addetti al mantenimento dell’equilibrio naturale con la loro opera di spazzini che evita il diffondersi di epidemie
Centinaia di migliaia di ettari dove sopravvivono grandi foreste primarie di lecci e querce da sughero, dove prospera il pascolo brado e vivono gli avvoltoi grifoni e monaci, da millenni addetti al mantenimento dell’equilibrio naturale con la loro opera di spazzini che evita il diffondersi di epidemie. l’Extremadura spagnola, nell’Europa mediterranea un luogo intoccato. Al centro dell’Extremadura, il parco naturale di Monfragüe, quasi 20 mila ettari di montagne rocciose, valloni, boschi attraversati dal fiume Tago, è il paradiso dei birdwatchers. Qui vivono anche il capovaccaio, un piccolo avvoltoio che migra dall’Africa e l’aquila imperiale, unica in tutta Europa. Le distese di campi incolti, che in primavera diventano sterminate fioriere di papaveri, margherite, fiordalisi e orchidee selvatiche, sono l’habitat ideale per le grandi otarde, paragonabili a piccoli struzzi capaci però di volare. Proprio lungo le gole del Tago, il parco offre lo spettacolo più straordinario che un birdwatcher possa sognare: grandi rapaci, cicogne bianche e nere, nidificano sulle pareti di roccia che precipitano in acqua. Il luogo è meta di un turismo ecologico che sfrutta i piccoli centri di Navalmoral de la Mata, Plasencia e Trujillo, organizzati con piccoli alberghi, paradores e agriturismi doc. Il miglior modo per arrivare a Monfragüe è il volo per Madrid e poi l’auto in affitto. Il sito del parco è www.monfrague.com