Silvana Kühtz, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
Si chiama Eolo, come il dio dei venti, e non a caso: è la prima citycar con propulsore ad aria compressa
Si chiama Eolo, come il dio dei venti, e non a caso: è la prima citycar con propulsore ad aria compressa. Dal tubo di scarico, infatti, emette comunissima - e respirabilissima - aria. Insomma, un’alternativa, altrettanto ecologica, all’auto a idrogeno. Con una differenza: mentre per vedere circolare sulle strade le auto a idrogeno occorrerà aspettare un decennio (è ancora un problema produrlo), l’auto ad aria compressa, inventata dall’ingegnere francese Guy Negre, sarà in vendita già dal 2004. E sarà prodotta anche in Italia. Il principio di funzionamento di quest’auto è da uovo di Colombo: sotto il pianale c’è un motore di 567 cc e un compressore elettrico che può essere collegato a una presa di corrente domestica a 220 V. Nel giro di 4-7 ore, tre serbatoi-bombole vengono riempiti di aria compressa che, agendo sui pistoni, permettono a Eolo di muoversi a una velocità massima di 110 km/h. Oppure le bombole possono essere ricaricate in tre minuti con un compressore ad alta pressione, simile a quello per gli pneumatici. La società di Negre, la Motor Development International (MDI), con sede in Lussemburgo, ha battezzato il veicolo ”CAT” (automobile con tecnologia ad aria compressa). L’intelaiatura è di alluminio e lana di vetro con serbatoi termoplastici ad aria rinforzati con acciaio. Il motore creato da Guy Negre e dal figlio Cyril si basa su una espansione in più stadi con cui la temperatura e la pressione dell’aria si riducono attraverso diverse fasi (vedere disegno nell’altra pagina). La variazione di pressione crea la propulsione che provoca il movimento in su e in giù dei quattro pistoni, facendo girare il motore. Infine, l’aria passa attraverso filtri di carbone ed è espulsa sotto forma di gas di scarico non inquinante. La dinamica è simile a quella di una molla che assorbe energia quando è compressa e la restituisce quando si espande. Per evitare la cristallizzazione del lubrificante (le temperature scendono fino a -80° C), Eolo utilizza oli di origine vegetale (soia o girasole) modificati. Il suo motore ha una temperatura media di esercizio di 40° C: per ottenere il calore necessario a riscaldare l’abitacolo e a far disappannare i vetri d’inverno, Eolo non può sfruttare il calore generato dal motore, ma deve utilizzare l’energia elettrica fornita dall’alternatore, a spese dell’autonomia dell’auto. «Non ci sono problemi di sicurezza nel trasporto di aria compressa» precisa Giuseppe Martellucci, manager della Eolo Italia auto, concessionaria del brevetto. «I serbatoi sono in fibra di vetro: in caso di incidente il serbatoio si rompe longitudinalmente e l’aria fuoriesce senza provocare esplosioni. Fra poco nascerà una seconda generazione di motore a bi-energia. Tale sistema prevede, quando la vettura circola fuori dai centri abitati, una combustione esterna a basso inquinamento che usando un combustibile tradizionale (benzina, gasolio o gpl) riscalda l’aria, e funzionando come una pompa di calore aumenta l’autonomia di percorrenza del veicolo fino a 800 km». Versioni a parte, quali i vantaggi di quest’auto? «è un’idea intelligente» risponde il professor Gianfranco Rizzo, professore di Macchine e di Sistemi energetici presso l’Università degli studi di Salerno «e inoltre sull’energia elettrica usata per la compressione non gravano, al momento, le tasse che si pagano sul combustibile per autotrazione. Il secondo vantaggio è ambientale: l’automobile alimentata ad aria riduce le emissioni nei centri urbani in quanto dal tubo di scappamento esce solo aria pulita. Dato che le città sono soffocate dalle emissioni delle auto (oltre che dai riscaldamenti domestici), questo nuovo motore consentirà di ridurre almeno le soglie di inquinamento locale. Tuttavia, un’auto di questo tipo non risolve i problemi energetici complessivi. Infatti, l’aria compressa deve essere prodotta dal compressore, il quale ha bisogno di una fonte di energia: per fare il pieno si richiede energia elettrica ricavata, nel caso italiano, a spese del combustibile fossile (petrolio e carbone)». Eolo dunque non è un mezzo totalmente eco-compatibile, almeno finché l’energia elettrica prodotta all’origine continuerà a provenire da centrali tradizionali piuttosto che da fonti rinnovabili (sole, vento...). In Italia le sole centrali termoelettriche generano un terzo di tutte le emissioni inquinanti totali. In cosa si differenzia Eolo dalle auto elettriche? Innanzitutto ha un consumo bassissimo (1,4 euro ogni 100 km percorsi), l’aria condizionata di serie (sfruttando quella che si raffredda in uscita dai cilindri) e una ridotta usura del propulsore nel quale non si ha alcuna combustione. Inoltre, a differenza delle auto elettriche, non richiede la costosa sostituzione periodica del gruppo di accumulatori, rendendolo un ottimo veicolo per un impiego urbano su strada piana, ma con pesanti deficit appena si esce da tale ambito. Infatti queste vetture presentano gli stessi difetti delle attuali auto elettriche: il loro motore fornisce una potenza non elevata (25 CV), hanno scarsa autonomia (difficilmente supera i 150 km), raggiungono una bassa velocità di punta (mai superiore ai 110 km/h) e necessitano di lunghi tempi di ricarica. Quando arriverà Eolo in Italia? «Il primo stabilimento italiano è a Frosinone e sarà operativo nel 2004» dice Martellucci. «In questo mese presenteremo l’auto nella versione mini nelle maggiori città italiane. Prevediamo di realizzare una decina di unità produttive: abbiamo calcolato di produrre circa 50.000 auto l’anno. Siamo stati penalizzati dal provincialismo della vecchia Europa che reagisce male alle novità tecnologiche. Non a caso ci accompagneranno nell’impresa soprattutto gruppi bancari americani». I prezzi? Una citycar costerà 10.200 euro, Iva inclusa; la versione grande, tipo pick-up, 13.200 euro. Silvana Kühtz