Americo Bonanni, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
La corsa a Marte ebbe inizio agli albori dell’impresa spaziale, tre anni dopo il lancio del primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik (1957)
La corsa a Marte ebbe inizio agli albori dell’impresa spaziale, tre anni dopo il lancio del primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik (1957). L’impresa fu avviata dall’Unione sovietica con due sonde (Marsnik 1 e 2) lanciate il 10 e il 14 ottobre 1960, che inaugurarono la tradizione dei ”fallimenti marziani”: a causa di problemi nei lanci, entrambe non riuscirono neanche a entrare in orbita attorno alla Terra. Da allora sono state 32 le missioni tentate (l’ultima, la Mars Odyssey, lanciata il 7 aprile 2001): la metà sono andate a finire male. Il primo successo è americano, con la Mariner 4 che nel 1964 compie un passaggio ravvicinato sul pianeta, mentre nel ’71 la sovietica Mars 2 tocca la superficie (ci si sfracella sopra, per la verità). Sarà la sua gemella Mars 3 ad atterrare finalmente su Marte e trasmettere per 20 secondi prima di tacere. Di certo sono tre le missioni del passato rimaste nel cuore degli scienziati: prima le Viking 1 e 2 del 1975, ognuna delle quali composta da un modulo orbitale e uno di atterraggio. Trasmisero enormi quantità di informazioni e fotografie, e cercarono anche forme di vita. Poi c’è la piccola e gloriosa Pathfinder, il trattorino che tutti ricordano andare a spasso nel ’96 tra la polvere marziana. Tra i fallimenti più clamorosi, quello della Mars Climate Orbiter del ’98, precipitata sul pianeta perché due gruppi di tecnici usavano sistemi di misura diversi: uno andava in metri e centimetri, l’altro in piedi e pollici. Quando si è avvicinata a Marte, le differenze dei calcoli si sono fatte sentire, causando il disastro. Periodo nero: l’anno dopo gli Americani persero per ragioni sconosciute anche la Mars Polar Lander. Quanto ai Russi, non ci riprovano dal 1996, quando la loro Mars96 esplose durante il lancio.